Le biciclette e i tram, ancora a vapore o trainati da cavalli, si disputano il dominio della strada a scapito dei pedoni, in un'immagine del 1893
La Storia procede per cicli, si sa, tanto che in questa fase assistiamo al periodico riemergere di ipotesi, se non di formali proposte, nel senso della privatizzazione di servizi pubblici, come il trasporto collettivo locale.
Altro periodo era quello a scavalco tra il XIX e il XX secolo, quando Palazzo Civico, alle prese con una città che cresce e si trasforma dopo il trauma della perdita del ruolo di capitale, aveva avviato una stagione che avrebbe condotto alla nascita di importanti aziende municipalizzate.
E’ il caso dell’Azienda Tramvie Municipali (ATM, oggi GTT e ancora integralmente controllata dal Comune), dell’Azienda Elettrica Municipale (AEM, ormai da anni inglobata prima nel Gruppo IRIDE e successivamente nel gruppo IREN, quotato in borsa e che vede un’importante partecipazione di Torino e altri Comuni) e dell’Istituto Autonomo Case Popolari, oggi operante come Agenzia Territoriale per la Casa e principalmente sotto il controllo della Regione Piemonte.
La copertina del volume
Un approfondito studio sul tema si trova nelle pagine del volume “1895-1907. Politiche della Municipalizzazione, la nascita di AEM, ATM, IACP”, parte della serie “Atti consiliari – Serie Storica”, edita dalla Presidenza del Consiglio nel 2007 e ancora oggi disponibile presso l’Archivio Storico della Città di Torino, in via Barbaroux 32 (info: archivio.storico@comune.torino.it oppure sito web www.comune.torino.it/archiviostorico/)
Il volume, a cura di Stefano Musso e con saggi di Cristina Accornero e Maria D’Amuri, oltre che dello stesso Musso, è molto documentato. Dotato un ricco apparato iconografico, ricostruisce in maniera rigorosa ma anche a tratti avvincente, quella grande riflessione corale, anche con momenti di frizione, che coinvolse le grandi componenti politiche di quel periodo. Grandi scuole di pensiero, profondamente connesse a ben definiti blocchi sociali: i liberali saldamente al controllo della Città e del Paese, i socialisti ancora minoritari ma in ascesa, parallelamente all’assunzione da parte delle classi lavoratrici di un sempre maggiore peso nella società, i cattolici il cui impegno nell’attività politica e amministrativa si accompagnava a non sopiti rancori per la fine del potere temporale della Chiesa e alla diffidenza verso le “dottrine nuove” dei loro competitori.
La Torino di allora, quanto e più di altri centri urbani, appariva sempre più bisognosa di energia elettrica, a uso domestico ma anche e soprattutto per l’industria in espansione, dove sempre di più necessitava il trasportare un gran numero di persone – e lavoratori – da una zona all’altra, in tempi brevi e certi. Una città dove l’afflusso di manodopera con i relativi nuclei famigliari, soprattutto dalle province piemontesi ma non solo, rendeva necessario un intervento pubblico che si affiancasse al libero mercato degli affitti, proprio così come l’intervento pubblico appariva indilazionabile per energia e trasporti.
La prima pagina di una rivista satirica: il facoltoso signore spiega che le pause pranzo per i tranvieri devono essere brevi, per abituarli alla frugalità
In questo processo, va detto, Palazzo Civico dovette trovare appoggio e collaborazioni nel tessuto socioeconomico cittadino, come avvenne nel caso dello IACP con l’apporto dell’Opera Pia San Paolo e della Cassa di Risparmio, così come l’accordo con Società Generale dei Tramways (“la Belga”, avendo sede a Bruxelles) e la SATT-FE (“la Torinese”) fu funzionale al passaggio dal traino equino al motore elettrico e poi all’unificazione dei servizi tranviari nel quadro della nuova azienda municipalizzata ATM, il 1° ottobre del 1907. Interessante notare il coinvolgimento dell’opinione pubblica, non solo tramite i suoi rappresentanti in Sala Rossa. Un referendum, al quale poterono votare, secondo la legislazione dell’epoca, solo un numero ristretto di maschi alfabetizzati e con un certo livello di reddito, vide prevalere i “sì” alla municipalizzazione della rete tranviaria per 14.353 a 3.778, con le 72 schede nulle di altrettanti “Bastian contrari”.
Infine, per quanto concerne la creazione di AEM, vale la pena di ricordare come già dagli anni Ottanta dell’Ottocento la nostra città fosse un centro di alta ricerca scientifica nel campo dell’elettrotecnica (basta pensare alla figura di Galileo Ferraris), senza parlare delle ampie possibilità offerte dalle contigue vallate in fatto di produzione di energia idroelettrica. L’esigenza di avere un ruolo diretto nella produzione di energia elettrica (oggi, si parlerebbe di “in house”) derivò anche dalla necessità di ridurre i costi per l’illuminazione pubblica, della quale i vari quartieri, soprattutto al di fuori del centro storico, reclamavano a gran voce una maggiore estensione.
La creazione delle tre aziende municipalizzate segnò forse l’apice dell’azione amministrativa del sindaco Secondo Frola, cuneese di origini e appartenente alla fazione liberale meno conservatrice, che non trascurava il dialogo con le componenti moderate del socialismo torinese. Ma questa, è un’altra storia.