L’opera di Asai, l’Associazione di animazione interculturale torinese

Siamo cinquecento volontari, ogni anno aumentiamo di quindici venti unità ma certo ne servirebbero molti di più, spiegano i referenti dell’associazione Asai in Commissione Segre a Palazzo civico, durante la seduta pomeridiana coordinata da Ahmed Abdullahi. E a sentire il resoconto di un’attività variegata non è difficile credere sia una sovrastima. Asai – Associazione di animazione interculturale – nasce nel 1995 a San Salvario e sta per festeggiare trent’anni di attività. Nel ’95 tutto iniziò con corsi di italiano per stranieri in anni dove l’emergenza migratoria mordeva e occorreva mobilitare ogni ingegno; oggi lavorano a Barriera di Milano e Aurora, oltre alla prima sede di San Salvario, e sono diventati una realtà cittadina nota e consolidata. La parola d’ordine è ‘far emergere talenti’ che se da una lato pare una reminiscenza junghiana di fatto è il filo conduttore inevitabile di un lavoro delicato, spesso con ragazzi fragili cresciuti in contesti familiari e sociali complessi: sostegno scolastico, doposcuola, laboratori, Cpia, Provaci ancora Sam, lotta alla tossicodipendenza  sono i termini più ascoltati in Sala Orologio. Come giustizia riparativa: Asai media con la Procura e il nucleo di prossimità della Polizia municipale aiutando coloro che hanno commesso reati, impegnandoli in attività affini alle loro caratteristiche. L’idea è far sentire i ragazzi come in famiglia occupandosi di musica e di arte (ci sono una compagnia teatrale, una web radio comunitaria) o far scoprire il contatto con la natura nei campi estivi. Il successo più grande – affermano con orgoglio – è vedere alcuni dei nostri ragazzi diventare volontari Asai al termine di un percorso condiviso, lungo e tortuoso. 

(Roberto Tartara)