Il carcere è uno strumento di punizione, ma deve anche poter essere un’occasione di ripartenza per chi ci è finito. Lo dice il senso di umanità, ma rappresenta anche un principio costituzionale, secondo l’articolo 27. E se il carcere, oltre a punire, offre l’occasione di una vita nuova una volta usciti, ne beneficia tutta la società, riducendo il tasso di recidività nel commettere reati.
Strutture adeguate, percorsi di formazione professionale ed inserimenti lavorativi sono strumenti fondamentali, ma altrettanto, se non di più, lo è l’istruzione.
Proprio da chi lavora nelle carceri nell’ambito di quest’ultima è stato lanciato un segnale di allarme, nel corso di una riunione congiunta delle commissioni Legalità e Istruzione, presiedute rispettivamente da Luca Pidello e Lorenza Patriarca, alla quale hanno preso parte anche la vicesindaca Michela Favaro e la Garante dei detenuti Monica Cristina Gallo. Un gruppo di insegnanti del I Liceo Artistico, dell’istituto tecnico Plana e dell’istituto Giulio, che lavorano all’interno della casa circondariale “Lorusso e Cutugno”, hanno espresso preoccupazione per quella che una loro portavoce ha definito “una situazione abbastanza tragica”. In specifico, gli e le insegnanti temono gli effetti del taglio delle ore disponibili, che metterebbero in discussione la partecipazione alle lezioni e ai laboratori da parte di centinaia di detenuti. Ad esempio, è stato spiegato, si prevede la scomparsa del primo biennio del Liceo Artistico, il quale conta da solo quasi un centinaio di allievi.

Anche il problema della continuità didattica è stato evidenziato, specificando che se quest’ultima è fondamentale in tutto il sistema scolastico, in un contesto delicato come quello carcerario assume un rilevo ancora maggiori. Organici, monte ore, stabilità nell’assegnazione delle cattedre, hanno affermato gli e le insegnanti intervenuti, vanno garantiti se si desidera che alle persone detenute sia veramente offerta una possibilità di non ricadere in percorsi criminali una volta fuori dal penitenziario. Perché la scuola, come ha sostenuto un insegnante intervenuto nel corso dei lavori, è il luogo dove prende forma il diritto al riscatto.
Il tema ha incontrato l’attenzione dei consiglieri e consigliere, intervenuti numerosi: oltre ai due presidenti di Commissione, Iannò, Greco, Ciampolini, Catanzaro, Cioria, Diana, De Benedictis e Santiangeli. La vicesindaca Favaro ha infine garantito un intervento dell’Amministrazione comunale a livello istituzionale, mentre dal dibattito è emersa la prospettiva di un documento di indirizzo, il più possibile trasversale, da elaborare in commissione e sottoporre al voto della Sala Rossa. A quest’ultimo dovrebbe poi seguire un incontro tra le Commissioni, l’Ufficio Scolastico Regionale e l’Amministrazione penitenziaria.
(C.R.)
