Istituire a Torino il “daspo cinofolo”, attraverso un “sistema normativo che impedisca la detenzione e l’adozione di animali da parte di soggetti riconosciuti colpevoli o denunciati per reati di maltrattamento, abbandono o incuria grave”.
È quanto chiede la proposta di mozione (primo firmatario: Andrea Russi – M5S), illustrata il 30 giugno 2025 in una seduta delle Commissioni Sesta, Prima e Quinta, presieduta da Amalia Santiangeli (PD).
Il documento chiede inoltre di istituire un registro riservato (una “black-list”), accessibile esclusivamente agli organi preposti, contenente i nominativi dei soggetti condannati o denunciati per reati contro gli animali, al fine di impedire ulteriori adozioni o affidi da parte di questi ultimi, di attivare percorsi formativi pre-adozione, rivolti agli adottanti presso i canili comunali, e di sostenere campagne di sensibilizzazione pubblica, con particolare attenzione alle scuole e ai contesti giovanili.
La Città di Torino – ha spiegato il proponente – è da anni attenta al tema del benessere animale, a cominciare dal Regolamento varato nel 2006 e dall’istituzione della Consulta delle associazioni del volontariato animalista nel 2007, ma occorre uno sforzo ulteriore, anche educativo, come chiede il documento, che fa parte di un percorso più ampio attivato dal nostro Gruppo consiliare per costruire una cultura del rispetto degli animali.
Analoga proposta – ha aggiunto – è stata già presentata a Nichelino, Collegno e Moncalieri.
Per Luca Pidello (PD) è un atto condivisibile, ma occorre valutare se fare partire il daspo già dopo una denuncia: non sempre dietro una denuncia c’è un effettivo maltrattamento – ha detto.
Chi definisce l’inidoneità a possedere un animale, si chiede Silvio Viale (+Europa, Radicali Italiani). Sono contrario al populismo giuridico e alla gogna pubblica – ha dichiarato, domandando un approfondimento giuridico sull’applicabilità della misura.
Pierlucio Firrao (Torino Bellissima), pur condividendo lo spirito dell’atto, ha affermato che serve un intervento legislativo a livello nazionale.
Il documento va verso la promozione di un migliore rapporto uomo/animale, ma forse rischia di essere troppo “invasivo”, secondo Tony Ledda (PD).
Per Pietro Tuttolomondo (PD) esistono già percorsi formativi per i proprietari di animali.
Sara Diena (Sinistra Ecologista) ha criticato il “linguaggio securitario e giustizialista” dell’atto e ha chiesto di approfondire gli aspetti giuridici e operativi.
Secondo Ivana Garione (Moderati) si tratta di un “provvedimento esagerato”.
Per Alberto Saluzzo (PD) occorre distinguere la materia penale (i reati di maltrattamento) da quella amministrativa e occorre intervenire in maniera preventiva.
Tea Castiglione (M5S), co-firmataria dell’atto, ha ringraziato consigliere e consiglieri per l’utile dibattito in Commissione e si è detta disponibile a modificare il titolo della mozione. Ha quindi ribadito che sono fondamentali i corsi per imparare a gestire correttamente gli animali, che implicano grandi responsabilità per chi li possiede, anche penali.
La mozione, liberata per l’aula, verrà ulteriormente approfondita in Commissione.
Massimiliano Quirico
