Chiuso nel marzo 2023 a seguito di alcune proteste, riapre nel marzo di quest’anno con quattro mesi di ritardo sul previsto. E’ il CPR (Centro per il rimpatrio) di corso Brunelleschi, a Torino, uno dei primi aperti in Italia con la denominazione di Centro per l’identificazione e per l’espulsione.
Lo scorso anno, il Consiglio Comunale, attraverso un ordine del giorno, si era espresso contro la riapertura del centro, sottolineandone la scarsa efficacia anche in relazione ai costi di ristrutturazione e di gestione.
La Commissione Legalità e Diritti delle persone private della libertà personale in riunione congiunta con la Commissione speciale contrasto fenomeni di intolleranza e razzismo, sotto la presidenza di Luca Pidello, hanno fatto il punto sull’attività del Cpr dopo i primi mesi di riapertura, grazie alla relazione presentata dalla Garante dei diritti dei detenuti, Monica Cristina Gallo.
Tra il 2018 e il 2023 il costo medio annuo è stato di 2.509.000 euro, 3 milioni400 mila nel 2023 per affitto a Rfi e residuo del debito con l’ente gestore.
Le proteste scoppiate del 2023 hanno reso necessari interventi di ristrutturazione dei quali, ha sottolineato Gallo, non si hanno informazioni chiare sulla ditta competente per i lavori. Gli ultimi decreti sui flussi migratori, inoltre, hanno introdotto la possibilità di derogare alle norme che prevedono l’obbligo di ricorso allo strumento delle gare d’appalto per ciò che riguarda la realizzazione dei Cpr. Tuttavia fonti del Ministero dell’Interno indicano spese di ristrutturazione per circa 1 milione 300 mila euro. Nel 2022 i posti erano 140 (inizialmente avrebbero dovuto essere 180).
Al momento della riapertura di marzo, i posti disponibili erano 20 con la prospettiva di un ampliamento fino a 70. La Cooperativa Sociale Sanitalia Service è la vincitrice dell’appalto da € 8.419.405 di durata biennale.
Cinque sono state le visite della Garante: ad aprile le persone trattenute erano 20, a giugno 60 (con 70 posti disponibili), la maggior parte delle persone appartenenti alla fascia 31 – 50 anni.
Da aprile a giugno di quest’anno, i trattenuti presso il Cpr di Torino sono stati 196, il totale dei rimpatri 28 (10 dal carcere, due volontari e 16 dal Cpr). Sono 78 le persone rilasciate (10 per motivi sanitari) le altre di origine marocchina, non essendoci accordi per il rimpatrio con il Marocco. DSono39 le persone trasferite in altri Cpr, tra i quelli quello realizzato in Albania, ma, ha evidenziato ancora la Garante, non sono chiari i criteri che hanno determinato il trasferimento in questo luogo costato oltre 47 milioni di euro, ai quali si aggiungono 34 milioni di euro di gestione (114 mila euro al giorno).
Nel corso del dibattito, dalla parte delle forze di maggioranza, questi dati confermano uno spreco di risorse economiche dello Stato, oltre ad un impiego di forze dell’ordine sottratte al controllo dei luoghi critici della città. E’ la dimostrazione, sostengono ancora dalla maggioranza, di gestione dei flussi migratori che vanno riviste. Dall’opposizione di centrodestra, invece, è stato ricordato come i primi Cie risalgano al 1999, e nessun Governo tra quelli che si sono succeduti fino ad oggi ha adottato provvedimenti per chiuderli.
Il presidente della Commissione ha sottolineato che il monitoraggio del Centro continuerà da parte della Commissione, anche in collaborazione con la rete delle associazioni e della Circoscrizione.
Nel corso della Commissione, tutti i consiglieri e consigliere hanno ringraziato Monica Cristina Gallo, al termine del suo mandato, per il lavoro decennale a tutela dei diritti della popolazione carceraria e delle persone trattenute all’interno del Cpr.
Federico D’Agostino
