Seduta di commissione intensa, la Terza presieduta da Pierino Crema, di questa mattina. All’ordine del giorno la presentazione della ricerca Istat in merito al tema del disagio socio-economico, definito “la condizione in cui gli individui sperimentano difficoltà a soddisfare adeguatamente le loro necessità di base a causa della carenza o insufficienza delle risorse e delle opportunità di tipo sociale, economico, lavorativo ed educativo” e dei primi risultati riguardanti la Città di Torino, oltre all’analisi delle caratteristiche demografiche economiche e sociali del #territorio. Per Istat – Istituto Nazionale di Statistica, a dettagliare i risultati dell’indagine, erano presenti Giancarlo Carbonetti della Direzione centrale delle statistiche demografiche e del censimento della popolazione e Francesca Vannoni dell’Ufficio territoriale Area Nord-Ovest. I dati presi in esame risalgono al 2021 ma risultano essere comunque uno specchio piuttosto fedele delle varie situazioni del disagio che attraversa la città. La parte di ricerca illustrata da Carbonetti riguarda in particolare gli obiettivi e le opportunità che la ricerca può suggerire in materia di scelte di policy locale. I punti fondamentali sono rappresentati dalla valorizzazione delle informazioni ottenute per misurare, rappresentare e analizzare il fenomeno del disagio socio-economico degli individui e delle famiglie e, di conseguenza, permettere alle amministrazioni di definire le politiche più opportune in favore delle famiglie più svantaggiate. Carbonetti ha poi spiegato quali sono i nove indicatori, tre per ciascuna delle componenti prevalenti del disagio (economica, occupazionale, educativa) presi in considerazione per stilare la ricerca: l’incidenza in percentuale della popolazione di 70 anni e oltre che vive da sola e senza nessuna casa di proprietà; l’incidenza percentuale di individui in famiglie nelle quali nessun componente è occupato o percettore di pensione da lavoro; l’incidenza percentuale di individui in famiglie a basso reddito equivalente (all’aumentare del numero di componenti, il reddito non deve aumentare nella stessa proporzione per mantenere lo stesso standard di vita. Esempio: il gas per cucinare per due non è il doppio di quello per cucinare per uno). Ci sono poi i fattori riguardanti gli individui di età 25-64 anni occupati, quelli di età 0-64 anni che vivono in famiglie con intensità di lavoro molto bassa e gli occupati di età 25-64 anni “non stabili” nel corso dell’anno. Infine l’incidenza della scuola: della popolazione di età 25-64 anni con al massimo il diploma di Scuola secondaria di primo grado, di individui di età 15-29 anni che non lavorano e non sono iscritti a nessun corso regolare di studio, di studenti che abbandonano o che ripetono l’anno. L’insieme di questi parametri determina l’Indice composito di disagio socio-economico (IDF) che viene utilizzato per definire i parametri da utilizzare nella ricerca. Da parte sua, l’indagine di Vannoni, riguarda le caratteristiche demografiche, economiche e sociali delle aree del Comune di Torino, con l’obiettivo di illustrare come si possono individuare le aree più marginali della città, le condizioni di sicurezza e lo stato di degrado delle periferie. Un’indagine approfondita della condizione della città che, una volta suddiviso il territorio comunale in 94 zone statistiche, utilizzando una serie di indicatori quali il territorio, la demografia, l’istruzione, la vulnerabilità sociale, il disagio socio-economico, la dotazione e l’accessibilità di servizi, ha prodotto classifiche e statistiche. Tutto ciò, ha permesso di delineare le principali differenze tra le varie parti della città e identificare quelle aree dove è più profondo il disagio socio-economico.
Marcello Longhin
