Se ci chiediamo cosa possa accomunare persone tra loro diversissime quali, ad esempio, l’impiegato nizzardo Zaverio Francesco Arniet, i generale americani Mark W. Clark e Hume E. Erskine, gli scienziati premi Nobel Rita Levi Montalcini e Renato Dulbecco oppure il cantante irlandese e attivista per i diritti umani Paul D. Hewson, più noto come Bono, la risposta non può che essere questa: tutti sono – o erano – cittadini torinesi.
A titolo virtuale, ovviamente, poiché insigniti, in epoche diverse, di quelle che è la più prestigiosa delle onorificenze comunali, quella Cittadinanza onoraria che il tennista sudtirolese Jannik Sinner è stato l’ultimo ad ottenere, la settimana scorsa, da una Sala Rossa unanime.

“Cittadini onorari di Torino”, un volume della collana Atti consiliari – Serie storica a cura di Fulvio Peirone, introduce a una galleria di personalità che di fatto tracciano il quadro di quasi duecento anni di Storia mondiale, riecheggiando grandi e talvolta drammatici avvenimenti ma anche il cammino luminoso della scienza e della cultura.
Quello dei torinesi onorari è un “Albo d’oro”, scopriamo nelle pagine del libro, che inizia il 4 maggio 1852, quando al militare Paolo Sacchi viene concesso “il diritto di cittadinanza torinese” per il suo coraggioso e decisivo intervento nel corso dell’incendio che devasta l’Arsenale di Borgo Dora. Paolo Sacchi, per inciso, verrà poi ricordato anche con l’importante via che fiancheggia il lato occidentale della stazione ferroviaria di Porta Nuova.
Negli anni successivi, saranno comprensibilmente le vicende risorgimentali a riempire le pagine dell’Albo d’Oro, con nomi conosciuti al grande pubblico come quello del compositore Giuseppe Verdi o quelli, meno noti, dei delegati toscani ed emiliani recatisi a Torino nell’imminenza dell’Unità d’Italia. Senza parlare delle centinaia di capifamiglia (allora, funzionava così), che dopo la cessione alla Francia della contea di Nizza e della Savoia scelsero di abbandonare quelle terre con figli e consorti ed emigrare in Piemonte. In gran parte militari e funzionari, assurti a una dimensione quasi eroica.

Premio Nobel per la medicina nel 1986 e divenuta cittadina onoraria torinese quello stesso anno
Così come la toponomastica, anche l’attribuzione delle cittadinanze riflette lo zeitgeist, lo spirito del tempo: o, più prosaicamente, il clima politica del momento. Nel 1924, è Benito Mussolini ad ottenere una cittadinanza onoraria, restata in vigore… sino al 31 marzo del 2014. In quel giorno infatti, dopo un serrato dibattito, la Sala Rossa decretò con ampia maggioranza la cancellazione dell’onorificenza. La quale peraltro, come venne fatto notare nel corso della discussione, novant’anni prima non era stata deliberata da un Consiglio comunale democraticamente eletto, bensì dal regio commissario che reggeva allora la città.
Vale la pena di notare, a titolo di curiosità, che la cittadinanza onoraria, nel corso del tempo, non è stata assegnata soltanto a singole persone, ma anche istituzioni quali la Scuola di Applicazione dell’Esercito o il 1° Reggimento Granatieri di Sardegna.
Il volume “Cittadini onorari di Torino”, minuzioso nei testi e ricco di immagini, è stato pubblicato già alcuni anni fa ma conserva tutto il suo interesse come affresco storico e galleria di personaggi, donne e uomini spesso veramente eccezionali e che hanno lasciato segni profondi nella Storia. Per le cittadinanze onorarie successivamente assegnate dal Consiglio comunale di Torino, è possibile fare riferimento all’archivio on line di http://www.cittagora.it
(Claudio Raffaelli)
