Nelle ultime settimane, Piazza Castello – cuore storico e monumentale di Torino – è diventata teatro dell’iniziativa denominata “Piazza Palestina”, con la presenza di strutture temporanee, tende e materiali vari allestiti dai manifestanti a sostegno della causa palestinese. Un presidio che, al di là del suo significato politico, solleva una questione più ampia e di principio: come conciliare il diritto costituzionale di manifestare con la necessità di tutelare il decoro urbano e il valore storico-artistico dei nostri spazi pubblici più rappresentativi? Piazza Castello non è solo un luogo simbolico per la vita civica torinese, ma anche una cornice di straordinario pregio architettonico: vi si affacciano Palazzo Reale, Palazzo Madama e l’Armeria Reale, mete quotidiane di turisti e cittadini. Vederne alterata l’estetica da installazioni permanenti o semi-permanenti significa incidere sulla percezione stessa del cuore monumentale della città. Nel corso dell’intervento in Sala Rossa, ho voluto richiamare l’attenzione dell’Amministrazione su alcuni punti chiave: la chiarezza sui permessi concessi per l’occupazione di suolo pubblico relativa all’iniziativa “Piazza Palestina”; le tempistiche previste per il ripristino del pieno decoro della piazza; la necessità di definire criteri più rigorosi e uniformi per l’utilizzo degli spazi di pregio, in modo da evitare situazioni analoghe in futuro. Il tema, del resto, non riguarda solo questa specifica iniziativa. Negli ultimi mesi si sono moltiplicate le occupazioni temporanee di piazze e aree pubbliche da parte di movimenti, sindacati e associazioni. Si tratta di manifestazioni legittime, ma che pongono la stessa domanda di fondo: fino a che punto un presidio può trasformarsi in un’occupazione prolungata di spazi comuni, e quali sono i limiti che il Comune intende fissare per garantire un equilibrio tra libertà di espressione e tutela del bene comune? Torino dispone di molti luoghi adatti ad accogliere manifestazioni e presidi, senza per questo compromettere il valore simbolico e artistico delle piazze più rappresentative. È importante che l’Amministrazione individui soluzioni alternative e sostenibili, evitando che il cuore monumentale della città diventi stabilmente sede di insediamenti temporanei. Dalla risposta dell’assessore in aula ho preso atto delle posizioni dell’Amministrazione, ma ritengo che il dibattito debba restare aperto. Torino deve continuare a essere una città accogliente, pluralista e aperta al confronto, ma non può rinunciare al rispetto delle proprie regole né alla salvaguardia dei propri simboli storici e culturali. In questo equilibrio tra diritti, libertà e responsabilità civiche si misura la qualità della nostra democrazia urbana.
Domenico Garcea, vicecapogruppo
