La Toponomastica può semplicemente essere vista come un insieme di denominazioni che distinguono i vari luoghi dello spazio pubblico nelle nostre città, oppure intesa come uno strumento che ha tra le proprie finalità quella di disegnarne il volto, se non l’anima stessa. Più prosaicamente, uno strumento che ne disegni storia, caratteristiche e panorama umano, anche modellandosi secondo i mutamenti epocali, sociali e civili.
L’Aula Volpi del Dipartimento di scienze della formazione dell’Università Roma Tre ha ospitato “Tutta mia la città”, il primo congresso internazionale di Toponomastica inclusiva. I mondi della politica dell’amministrazione locale, dell’università e dell’associazionismo si sono riuniti per due giornate di confronto e riflessione su questi temi, provenienti da varie città italiane ed europee.
Al convegno internazionale ha preso parte la presidente del Consiglio comunale Maria Grazia Grippo, la quale, in virtù della sua carica, riveste anche la funzione di presidente della Commissione comunale per la Toponomastica. Peculiarità tutta torinese, tra le quattordici città metropolitane d’Italia, è infatti la competenza esclusiva in capo al Consiglio comunale in fatto di toponomastica: competenza sancita sin dal 1994, all’indomani della grande riforma dell’ordinamento degli enti locali. Un fatto che rappresenta non una sorta di anomalia, bensì una garanzia di pluralismo e democrazia su una questione di delicata importanza.
Da questo elemento è partita la presidente Grippo per esporre, nell’intervento in una delle sessioni del convegno, alcuni punti fondamentali: ad esempio, il gender gap in fatto di nomi delle vie, piazze e giardini è a Torino ancora particolarmente pronunciato, con un 5.3% di toponimi ispirati a figure femminili, contro una media nazionale che supera il 6%. Da notare che se, secondo dati forniti nel corso del convegno, Milano è al 5%, vi sono città europee come Stoccolma o Madrid le quali in questo campo viaggiano su percentuali a due cifre. Questi dati sono peraltro disponibili sul sito http://www.mappingdiversity.eu , che reca i risultati di una ricerca effettuata su oltre 150mila piazze, strade e giardini appartenenti a 32 grandi città di 19 diversi Paesi europei e intitolati a persone.

Non bastano quindi la competenza conferita a un’assemblea democratica e plural ista oppure un regolamento comunale per la toponomastica che pure è considerato particolarmente avanzato in fatto di parità di genere. Occorre l’elemento soggettivo, ha sostenuto Grippo, ricordando come il suo essere la prima donna presidente del Consiglio comunale da quando la carica venne istituita abbia rappresentato proprio questo elemento, con una nuova assunzione di responsabilità, che ha ad esempio portato all’inserimento di nuove esperte nella Commissione Toponomastica.
Ma i dati parlano, ha aggiunto la presidente, spiegando come dal 2021, anno del suo insediamento, la Commissione comunale per la Toponomastica abbia approvato 41 nuovi toponimi femminili a fronte di 25 maschili. Tuttavia è importante dare seguito alle decisioni assunte, ha sottolineato Grippo, ricordando il lavoro fatto per arrivare all’intitolazione effettiva dei nuovi sedimi, con la relativa cerimonia pubblica: sempre negli ultimi quattro anni, sono state 43 le cerimonie riguardanti toponimi femminili e 27 le loro corrispettive al maschile. Non un semplice cambiamento, un’inversione di tendenza nei confronti di un gap gender accumulatosi nei decenni, per non dire nel corso di secoli.

La presidente, nel suo intervento, ha anche voluto rimarcare come in questi anni lo sforzo sia stato non solo quello di celebrare grandi figure femminili note al grande pubblico, bensì anche quello di restituire alla memoria collettiva alcune piccole ma al tempo stesso grandi storie di emancipazione sociale, di affermazione del proprio talento, di rovesciamento degli stereotipi di genere in un’epoca nella quale sembravano imperare indiscussi e indiscutibili. Storie come quelle di Esterina Zuccarone, giunta dal mestiere di sarta a quello di riconosciuta pioniera del montaggio cinematografico, o quella di Maria Bongioannini, la prima donna ingegnere in Italia a firmare i propri progetti, autrice della trasformazione urbanistica di buona parte del quartiere torinese di San Paolo. Grippo ha poi anche voluto ricordare la scelta di rompere l’aura di invisibilità che avvolgeva il passato coloniale italiano, con la scelta di ricordare vittime del colonialismo come la principessa etiope Romane Work Haile Selassie o figure legate all’antifascismo e alla Resistenza come i fratelli italo-somali Isabella e Giorgio Marincola.
Attività che hanno suscitato l’interesse del Politecnico e dell’Università di Torino, con il progetto “Strada per strada. Memoria e Toponomastica Politica a Torino”, coordinato da Luce Davico e promosso da Presidenza del Consiglio comunale e Assessorato Toponomastica e Decentramento, in collaborazione con il Dipartimento Interateneo di Scienze Progetto e Politiche del Territorio.
Maria Grazia Grippo ha poi completato il suo contributo ai lavori del convegno con una riflessione sulla necessità di coniugare la ragione con il sentimento per riuscire a operare dei cambiamenti, ricordando l’importanza di essere riusciti come Amministrazione locale a stimolare, con una narrazione adeguata, anche la presentazione di nuove proposte relative alla Toponomastica da parte della società civile e dal mondo dell’associazionismo. Nel campo del percorso verso un progressivo riequilibrio della rappresentanza di genere nella toponomastica, volto e memoria di una città, Torino si conferma in un ruolo di avanguardia, ha concluso la presidente.
(Claudio Raffaelli)
