Il tema degli affidi in una mozione

Pierino Crema è stato lapidario, questa mattina, nel formulare la sua richiesta di avviare una campagna straordinaria di informazione e di sensibilizzazione sul tema dell’affidamento familiare, con il coinvolgimento di altri enti pubblici, scuole e realtà del terzo settore. Il consigliere del Partito Democratico ha espresso la sua richiesta nel contesto di una seduta di Quarta commissione dove stava presentando una sua mozione dal titolo: “Affidamento familiare: uno strumento da valorizzare e sostenere”. Nel corso della seduta, presieduta da Vincenzo Camarda e alla quale hanno partecipato l’assessore al welfare Jacopo Rosatelli e la dirigente della Divisione Politiche sociali Barbara Solari, Crema ha illustrato i motivi che lo hanno portato a redarre il documento. Prima di entrare nel merito della proposta, Crema ha sommariamente ripercorso le tappe fondamentali dell’affidamento familiare ricordando che #Torino, ad esempio, è stata la prima città, nel 1976, ad avviare un progetto per istituire tale servizio, precedente anche alla legge 184 del 1983, che lo ha poi normato a livello nazionale, mentre, in anni più recenti, nel 2009 e nel 2012, con diverse deliberazioni del Consiglio comunale sono state rimodulate le quote di rimborso spese per gli affidamenti diurni e residenziali o, nel 2023, sempre con apposita delibera, sono stati regolamentati gli affidamenti dei minori stranieri non accompagnati a connazionali e parenti. Crema ha proseguito dettagliando le altre richieste contenute nella sua mozione: innanzitutto recuperare le risorse necessarie per adeguare le quote dell’affidamento familiare all’andamento del costo della vita e richiedere stanziamenti mirati per assicurare la piena operatività dei Centri per l’Affidamento familiare e dei gruppi di lavoro multidisciplinari previsti dalla stessa legge regionale 17/2022. Poi un sollecito all’Amministrazione per aprire un’interlocuzione verso la Regione Piemonte con l’obiettivo di fornire adeguate risorse al sistema del #welfare regionale, all’interno del quale rientrano gli affidamenti familiari e un invito agli assessori della Regione, competenti per materia, a completare la revisione della DGR 79 del 2003 (che indica, per gli affidi residenziali, il parametro delle pensioni minime INPS), alla luce dei cambiamenti legislativi intervenuti. Nel corso dell’incontro, sollecitata da alcune domande dei consiglieri, Barbara Solari è intervenuta per ragguagliare sulle statistiche inerenti il tema dell’affido per come si estrinseca in città. Precisando, ancora una volta, semmai ce ne fosse bisogno, che gli interventi sono sempre disposti dal Tribunale per i minori e riguardano casi conclamati di maltrattamenti, abusi o grave trascuratezza, insistendo in modo particolare su “grave”. Nel dettaglio, sono stati 748 i casi trattati nel 2024, 541 quelli nel 2025 da inizio anno fino al 20 ottobre. Sono purtroppo in aumento i casi riguardanti i neonati, già 21 nei primi dieci mesi di quest’anno, con un aumento percentuale che Solari ha definito preoccupante. È cresciuto anche il numero dei minori stranieri non accompagnati, affidati a connazionali o parenti: erano 120 nel 2024, sono 148 nei primi dieci mesi del 2025. Infine un accenno ai costi: le spese annuali della Città per gli inserimenti di minori nelle comunità, ammonta a 9 milioni di euro, dei quali 476mila rimborsati dal Ministero per le Politiche sociali; la spesa per gli affidi in famiglia è di 2.200.000 euro, 58mila rimborsati dalla regione Piemonte.
Marcello Longhin