La cosiddetta “distanza di cortesia” – il divieto di fumare all’aperto a meno di cinque metri da altre persone – rappresenta senza dubbio un passo avanti sul piano della civiltà e del rispetto reciproco. Tuttavia, perché una norma abbia senso, non basta scriverla: serve che sia conosciuta, applicata e monitorata.
È da questa riflessione che nasce la mia interpellanza presentata in Consiglio Comunale per verificare l’effettiva applicazione della modifica regolamentare sul divieto di fumo all’aperto. Ho voluto capire se la misura, approvata con l’intento di tutelare la salute pubblica e promuovere comportamenti rispettosi, stia davvero producendo risultati concreti nella vita quotidiana dei torinesi.
Dalla risposta dell’Assessore competente ho preso atto dei dati forniti: il numero delle sanzioni elevate dal Corpo di Polizia Municipale, le modalità operative dei controlli e le azioni di sensibilizzazione avviate. Tuttavia, alcuni elementi meritano a mio avviso un approfondimento.
Innanzitutto, il numero esiguo di sanzioni potrebbe indicare una norma ampiamente rispettata — e sarebbe un successo culturale — ma, più realisticamente, lascia supporre che i controlli siano difficili da effettuare o poco frequenti. In tal caso, è necessario interrogarsi sull’efficacia complessiva della misura: una regola non applicata rischia di perdere credibilità.
In secondo luogo, è evidente che molti cittadini non sono a conoscenza del divieto. Per questo occorre rafforzare la comunicazione pubblica: cartellonistica chiara nei parchi, alle fermate, nei dehors, e campagne informative mirate potrebbero aumentare la consapevolezza e favorire comportamenti più responsabili.
Ma il punto centrale resta quello della cultura civica. La “distanza di cortesia” non è solo un vincolo sanzionabile: è un invito al rispetto degli altri. È il simbolo di una città che si riconosce in regole condivise e nel buon senso quotidiano. Tuttavia, questa cultura del rispetto può crescere solo se l’Amministrazione la sostiene con coerenza e continuità, evitando che la norma resti un semplice enunciato.
Per questo ho proposto che la Giunta predisponga un monitoraggio periodico dei risultati della misura, ad esempio attraverso un rapporto semestrale che consenta di valutare l’evoluzione delle abitudini dei cittadini e l’effettiva efficacia della norma.
L’obiettivo non è polemico: è costruttivo. Le buone norme, per restare tali, devono essere rese credibili dalla loro attuazione concreta. Solo così la “distanza di cortesia” potrà trasformarsi da principio astratto a pratica quotidiana di rispetto reciproco, contribuendo a rendere Torino una città più attenta, civile e vivibile per tutti.
Domenico Garcea
Vicecapogruppo Forza Italia
