A Torino nascerà il Museo dell’Immigrazione

Facendo tesoro della storia di accoglienza che ha sempre contraddistinto la città e valorizzando il patrimonio storico, artistico e culturale presente, Torino istituisca il Museo dell’Immigrazione. È quanto chiede l’ordine del giorno (prima firmataria: Caterina Greco – PD), approvato dal Consiglio Comunale di Torino (con 26 voti favorevoli, 1 astenuto) nella seduta del 17 novembre 2025.

Il documento parte dalla considerazione che, sin dal primo dopoguerra, Torino è al centro di un consistente flusso migratorio che, iniziato nei primi anni Cinquanta, raggiunge il suo apice nel periodo del miracolo economico proseguendo per tutti gli anni Settanta del Novecento, quando a partire sono soprattutto uomini e donne residenti nel Sud. E che la città ha saputo nei decenni costruire e promuovere opportunità di accompagnamento, orientamento e riconoscimento delle trasformazioni che l’arrivo degli immigrati ha prodotto nel corso degli anni, fino alle più recenti migrazioni.

Attualmente, le cittadine e i cittadini di origine straniera a Torino sono il 16,63% (143.279 persone) – ha detto in aula la proponente – e il Museo può rappresentare un punto di incontro tra culture diverse, coinvolgendo le varie comunità straniere presenti, e può inoltre inserirsi nel dossier di candidatura per la Capitale europea della Cultura 2033.

Il documento impegna sindaco e Giunta Comunale ad avviare il percorso per l’istituzione di un Museo dell’Immigrazione quale luogo fisico per radicare la storia dell’immigrazione a Torino, costituendo come primo atto un Tavolo di ricerca sul tema a cui partecipino, oltre agli Uffici dell’Assessorato alla Cultura, i rappresentanti dell’Archivio Storico della Città di Torino, del Centro Interculturale della Città di Torino, della Rete Porta delle Culture e delle eventuali altre associazioni culturali attive sul territorio cittadino che possano contribuire alla realizzazione dell’obiettivo.

Esistono già 35mila schede che potrebbero costituire il primo nucleo del nuovo Museo – ha aggiunto Lorenza Patriarca (PD), che ha presentato un emendamento al testo, poi approvato dalla Sala Rossa, e ha ribadito che Torino è sempre stata molto accogliente e che non bisogna perdere memoria di quanto le migrazioni abbiano contribuito allo sviluppo della città, favorendo così anche la coesione.

Nel dibattito in aula, Sara Diena (Sinistra Ecologista) ha sottolineato che Torino è moltitudine e ha una natura poliedrica. Ha poi chiesto che il Museo “non sia fatto da bianchi, da chi sta seduto e racconta cosa fanno gli altri”, ma “da chi vive in prima persona i processi migratori”, “subendone le ingiustizie”.

Per Elena Apollonio (Alleanza dei Democratici – DemoS) è importante evidenziare la naturale propensione della città ad accogliere e integrare chi arriva da altre parti dell’Italia e del mondo.

È un dovere raccontare chi siamo diventati grazie all’immigrazione di ieri e di oggi. Istituire un Museo dell’Immigrazione non è solo memoria, ma è un atto politico, è educazione civica – ha detto Tiziana Ciampolini (Torino Domani).

Dobbiamo cambiare la narrazione dominante stigmatizzante sulle migrazioni – ha aggiunto Emanuele Busconi (Sinistra Ecologista) – e rifiutare la lettura emergenziale dei fenomeni migratori. E per farlo dobbiamo partire dal basso, dalle voci delle persone migranti – ha affermato.

Abdullahi Ahmed (PD) ha ribadito il suo sostegno all’atto, evidenziando la necessità di fare conoscere meglio attraverso il nuovo Museo le trasformazioni avvenute e come è composta ora la nostra comunità cittadina.

Pietro Abbruzzese (Torino Bellissima) ha annunciato il voto favorevole del suo Gruppo al provvedimento.

Il tema è molto sentito: andare via è sempre una sofferenza e dobbiamo favorire il diritto a non emigrare – ha sottolineato Ferrante De Benedictis (FDI). Bisogna però distinguere tra migrazione legale e migrazione illegale – ha precisato – e riflettere sulla vera integrazione, senza vergognarci della nostra storia e dei nostri valori, frutto di sacrifici, difendendo la millenaria cultura cristiana.

Torino, modello di accoglienza, inclusione e integrazione, è diventata grande con la manodopera arrivata in città negli anni Sessanta e Settanta – ha sottolineato Pietro Tuttolomondo (PD).

Il tema mi è molto chiaro: c’è bisogno di sostenere un progetto che parla di tutte le migrazioni, contro gli stereotipi – ha affermato Maria Grazia Grippo (PD).

Per Ivana Garione (Moderati) è un gravissimo errore confondere l’integrazione con l’assimilazione e l’immigrazione è un fatto positivo di fronte all’inverno demografico che stiamo vivendo.

Silvio Viale (+Europa, Radicali Italiani) ha domandato notizie sull’annunciato Museo dell’Omosessualità, augurando miglior fortuna a quello sull’Immigrazione, auspicando che non diventi un museo etnografico.

È importante ricordare la memoria storica dell’immigrazione, vecchia e nuova – ha evidenziato Valentino Magazzù (PD).

Serve un luogo fisico per fare scoprire la nostra storia, guardando all’oggi e alla nuova identità che sta assumendo la città – ha sostenuto Anna Borasi (PD).

L’immigrazione è un fatto storico legato alla ricerca della felicità di ogni persona – ha dichiarato l’assessore ai Diritti, Jacopo Rosatelli – e ha arricchito e arricchisce la nostra città.

Massimiliano Quirico