Ironia della sorte, il convegno “A cinquant’anni dalle Giunte rosse: dalle radici al futuro della città”, organizzato dall’Associazione consiglieri emeriti, si è svolto a Palazzo Civico proprio mentre il principale protagonista di quegli anni, l’allora sindaco Diego Novelli era ricoverato ospedale in condizioni piuttosto gravi. Proprio con un affettuoso augurio al novantaquattrenne ex primo cittadino, la presidente dell’associazione, Elide Tisi, ha aperto l’incontro, riassumendo le grandi differenze fra la Torino di mezzo secolo fa e quella odierna, con le relative sfide e opportunità per gli amministratori di cittadine di entrambe le epoche.
Il convegno si è svolto in due parti: la prima, moderata da uno dei decani dei cronisti torinesi, Luciano Borghesan, ha visto a confronto esponenti della classe politica che si confrontò – e a tratti, si affrontò – sui banchi della Sala Rossa nella seconda metà degli anni Settanta e nel corso del decennio successivo. Eleonora Artesio e Giancarlo Quagliotti, allora esponenti del Partito comunista italiano, l’esponente del Partito socialista Marziano Marzano, Aldo Ravaioli per il Partito repubblicano, il democristiano Giuseppe Accattino. Con loro, il sociologo Sergio Scamuzzi.
Il rischio di un generico amarcord era ben presente, ma va detto che moderatore e invitati alla tavola rotonda hanno saputo evitarlo, dando vita a un interessante confronto che ha fuso inevitabili – quanto spesso godibili – aneddoti con elementi di analisi approfondita. A grandi linee, si è ricostruita l’immagine di una città-fabbrica che pulsava al ritmo di una FIAT che rappresentava lavoro e sostentamento per più di centomila famiglie – e indirettamente a un numero assai più grande – ma al tempo stesso aveva condizionato pesantemente il modello di sviluppo della città, messa in crisi dall’arrivo di mezzo milione di immigrati dal meridione d’Italia che necessitavano sì del lavoro ma anche di abitazioni decorose. La spinta propulsiva del boom economico iniziato nella seconda metà degli anni Cinquanta, intanto cominciava ad esaurirsi.

Fu in questo contesto che, nel giugno del 1975, la vittoria della coalizione tra i partiti comunista e socialista portò al timone di Palazzo Civico un nuovo gruppo dirigente giovane (lo stesso sindaco Diego Novelli aveva allora solo 44 anni), motivato e solidamente formato nelle scuole di partito. Un dato, quest’ultimo, che riguardava anche la parte politica finita all’opposizione dopo un quarto di secolo, come è stato sottolineato da tutti i relatori. Casa, integrazione sociale, istruzione e cultura come strumento di emancipazione, il riordino del trasporto pubblico, le battaglie politiche in aula tra maggioranza e opposizione sulle rispettive visioni della città, come era naturale e come ancora oggi avviene.. E il fenomeno del terrorismo a costellare di morti e ferite le strade della città, mentre profondi cambiamenti sociali si avviavano, tra deindustrializzazione e declino demografico. Interessanti le considerazioni del professor Scamuzzi sui tre punti di forza adisposizione del governo cittadino in quel periodo: le reti dei partiti di massa che fornivano formazione e consenso, una macchina comunale potente e numerosa, una capacità di spesa elevata.
Meno direttamente politica la seconda parte del convegno, con la giornalista Stefania Aoi a moderare gli interventi dell’economista Pietro Garibaldi e di Giovanni Durbiano, docente del Politecnico di Torino. Il tema, “Il cambiamento di Torino: verso la città delle opportunità”, ha preso lo spunto dalla transizione, ormai avviata da qualche decennio, da grande “one company town” in Stile Detroit , a centro urbano diventato più piccolo (quasi un terzo di abitanti in meno rispetto ai primi anni Settanta).
Una città caratterizzata da un tessuto economico più complesso, dove la manifattura rappresenta ancora un buon quarto dell’economia locale nonostante la crisi del settore automobilistico, con la presenza di una nuova industria (come l’aerospaziale), la crescita di servizi avanzati come la formazione universitaria o il settore assicurativo /finanziario, il campo dei servizi come turismo, cultura e cooperazione sociale. Una transizione che, ha affermato il professor Garibaldi, non ha causato il disastro sociale visto nella “rust belt” deindustrializzata statunitense è stata gestita bene, seppure con un forte aumento del debito.

Resta la sfida del come proseguire e direzionare la transizione nei prossimi anni, hanno sottolineato i due studiosi. Il professor Durbiano, in particolare, ha evidenziato il filo rosso che unisce, con tutta la differenza tra le città di 50 anni fa e attuale, la classe dirigente locale di oggi a quella di allora. Ha inoltre sottolineato la crescente importanza della tecnologia, che consente e anzi impone di ripensare l’azione politica e le sue forme: perché la carenza di risorse, ha sostenuto, rende la politica ancor più necessaria. Garibaldi si è soffermato sulla centralità della formazione universitaria, che vede oggi presenti a Torino 120mila studenti tra Università e Politecnico, rappresentando, secondo stime in via di elaborazione, tra il 10 e il 20% del PIL cittadino.
Un dibattito, svoltosi di fronte a un pubblico attento e piuttosto numeroso, che non mancherà di svilupparsi ulteriormente nel prossimo periodo.
(Claudio Raffaelli)
