Assalto alla redazione de La Stampa: le comunicazioni del Sindaco e  il dibattito

Il monumento al Conte Verde, di fronte a Palazzo Civico

Questo pomeriggio, in Sala Rossa, dibattito sull’assalto alla redazione de “La Stampa”, a seguito della richiesta di comunicazioni da parte di alcuni consiglieri.

Il Sindaco Stefano Lo Russo è intervenuto affermando che “Torino vive una fase delicata e, in questo contesto, non bisogna animare la tensione né cedere a semplificazioni che fanno male alla città e alla nostra coesione democratica”.

Il Sindaco dopo aver ricostruito la vicenda dell’assalto a La Stampa, sulla base di quanto rappreso dal Prefetto ha condannato “con assoluta fermezza e senza alcuna ambiguità i gravissimi episodi accaduti. L’assalto alla redazione de “La Stampa” rappresenta un salto di livello, un attacco frontale alla libertà di informazione e alla nostra democrazia. Chi colpisce un giornale, chi intimidisce una redazione, ha affermato il Sindaco, colpisce il cuore del sistema democratico. Non è un gesto dimostrativo, è un attentato alla democrazia e Torino deve reagire con compattezza, lucidità e fermezza istituzionale.

Bisogna distinguere con nettezza, ha continuato, chi manifesta legittimamente da chi invece sceglie deliberatamente la strada della violenza.

Il Sindaco ha quindi fatto riferimento al tentativo di collegare questi fatti al patto di collaborazione civica per l’immobile di corso Regina Margherita 47.

È improprio e strumentale creare un nesso di causa effetto tra un percorso civico pubblico e trasparente e comportamenti eversivi che nulla hanno a che fare con esso, ha sostenuto Lo Russo. Il patto riguarda esclusivamente la cura e la riattivazione pubblica di un immobile occupato illegalmente dal 1996, cioè da ben 29 anni.

Come abbiamo sempre dichiarato se l’autorità di pubblica sicurezza e quella giudiziaria che non coincidono con chi vi sta parlando, valuteranno di procedere sul fronte dell’immobile, ne prenderemo atto. Significherà che il percorso amministrativo avviato non può proseguire e il patto si considera chiuso, ma sarebbe eccessivamente ottimistico pensare che il sequestro dell’immobile sia la risposta risolutiva.

Ridurre tutto all’atto di sequestro dell’immobile significherebbe non comprendere la natura stessa del problema che richiede una strategia coordinata.

Rivolgendosi al ministro Piantedosi, Lo Russo ha dichiarato di comprendere la necessità del ministro di trovare nuovi bersagli polemici, ma forse dopo 3 anni continuativi di governo sarebbe utile concentrarsi anche su dati reali della sicurezza che nel frattempo, peggiorano e gli organici delle forze dell’ordine si riducono”.

È utile per da parte mia invitare ufficialmente il ministro Piantedosi a Torino, ha concluso. Sarò lieto, se lui riterrà, di accompagnarlo ad incontrare gli agenti di polizia che sono sulle nostre strade che lavorano sotto organico a contrastare reati in incremento e istituzionalmente, a dare una mano a costruire insieme una strategia per aumentare la sicurezza di questa città, delle cittadine e dei cittadini, perché Torino è pronta a fare la sua parte e continuerà a voler fare la sua parte”.

Il dibattito

In apertura di dibattito, Giuseppe Catizone (Lega) ha espresso solidarietà alla Stampa per l’assalto subito e criticato l’intervento del sindaco che continua a non chiedere lo sgombero dell’immobile gestito da Askatasuna. Ha definito la sicurezza enunciata dal sindaco un concetto fallimentare, basata su presupposti errati per poi richiamare la necessità di un incontro del primo cittadino con i rappresentanti delle forze dell’ordine per l’attivazione del pagamento degli arretrati contrattuali.

Secondo Enzo Liardo (FdI) il sindaco non dovrebbe abbandonare l’Aula nel corso di dibattiti rilevanti come ha fatto oggi; il consigliere ritiene che il Patto con Askatasuna nasca per frenare lo sgombero che con questo Governo sarebbe stato imminente e ha definito non veritiera la posizione del primo cittadino che continua a dichiarare vuoto e non occupato lo stabile di corso Regina Margherita.

Il collega Ferrante De Benedictis (FdI) si è associato alle critiche per l’assenza di Lo Russo al dibattito e si è detto convinto che il Patto di collaborazione con Askatasuna – soggetto artefice delle violenze cittadine in più occasioni – vada subito abbandonato. Il consigliere ha auspicato una denuncia da parte della Città per l’occupazione abusiva di Askatasuna nonostante il patto sottoscritto con l’amministrazione comunale.

Per la Lega, Elena Maccanti ha sottolineato come l’attacco alla sede de La Stampa sia giunto dopo un lungo elenco di azioni violente svoltesi durante manifestazioni, a opera dei soliti noti. Che cosa serve a questa amministrazione per uscire dall’ambiguità a fronte della violenza nelle strade dell nostra città, si è chiesta Maccanti. La pg ha notificato provvedimenti giudiziari a esponenti di Askatasuna dentro lo stesso immobile, uno stabile occupato da decenni di cui nessun sindaco ha chiesto lo sgombero, ha sottolineato la consigliera, la quale ha aggiunto che troppi agenti devono vigilare sui cantieri TAV, sottratti ad altri compiti. Maccanti ha poi fatto appello al Sindaco di interrompere il percorso concertato per la regolarizzazione dello stabile occupato.

Espressa solidarietà ai giornalisti della Stampa, Pierlucio Firrao ha sottolineato la situazione attuale di Askatasuna, che appare tuttora abitato anche se classificato senza idoneità statica. Non può esserci sgombero da parte delle autorità nazionali senza accordo col sindaco, ha aggiunto Firrao, deplorando anche i tagli all’organico della Polizia municipale. L’esponente di Torino Bellissima ha ricordato come lo studente fermato nelle scorse settimane di fonte al Liceo Einstein sia poi stato tra coloro che hanno poi fatto irruzione alla Stampa.

Andrea Russi ha condannato le violenze delle ultime settimane, spiegando come tra l’altro non aiutino le cause come quella della Palestina o per la liberazione dell’imam di San Salvario, spostando l’attenzione sull’ordine pubblico. La piazza è uno strumento democratico e chi la usa per aggredire ne distorce il senso: in questa fase, a Torino la tensione e violenza si stanno sovrapponendo alle manifestazioni. Per Russi, da anni il centrodestra si limita a parlare di Askatasuna, perché su altri temi le responsabilità nazionali sono fin troppo evidenti o c’è sintonia tra Comune e Regione.  L’Amministrazione comunale non svolge azione adeguata, per Russi, e il nuovo bilancio disattento al sociale lo dimostra.

Federica Scanderebech (Forza Italia) ritiene inaccettabili le parole del sindaco di fronte ad atti gravissimi. Esprime solidarietà ai giornalisti. E dichiara che Askatasuna va chiusa subito senza se e senza ma. Ma il Sindaco li legittima, si schiera dalla loro parte. “Deve decidere: o recede il patto o si dimetta”.

Silvio Viale (+Europa – Radicali) considera svilente l’ipotesi di non concludere la seduta odierna senza una dichiarazione comune, che unisca tutte o quasi le forze politiche rappresentate in Consiglio comunale, senza sfumature diverse. Per Viale, di fronte a questi fatti serve unità. Se il sindaco ha trovato un nesso fra l’assalto a La Stampa e Askatasuna, vuole dire che anche lui è convinto che i fatti sono riconducibili ad Aska. È stata un’azione studiata e meditata. Qualcuno lo ha deciso. Infine, il consigliere chiede attenzione, perché quell’area sta superando il limite, con l’obiettivo dello scontro.

Concorda nel condannare l’atto, Ivana Garione (Moderati), che auspica anche lei un documento comune. Ritiene Torino grande città nella sua dimensione di coesione sociale, che ha saputo difendersi in anni passati da forze che volevano stravolgerla. Un clima che si ripete con forze eversive che provano a destabilizzare il Paese, iniziando dalla nostra città e con un attacco rivolto ad un giornale, pilastro della nostra democrazia. Il rischio di oligarchia è forte. Vanno difesi i capisaldi della democrazia.

Il capogruppo del Pd Claudio Cerrato ha espresso solidarietà alla Stampa e all’informazione libera, ricordando i dieci anni di mancato rinnovo contrattuale di categoria; ha condannato lo sfruttamento della violenza politica durante manifestazioni popolari ed evidenziato che si tratta dello stesso gruppuscolo di giovanissimi che già si sono prestati a intemerate violente in altre circostanze. Ha precisato che l’Amministrazione sta lavorando al rispetto del Patto di collaborazione e auspicato una condanna unanime dell’Aula all’episodio violento nella proposta di mozione da poco depositata.

Simone Fissolo (Moderati) ha espresso solidarietà ai giornalisti della Stampa e fatto proprie le parole del sindaco di non alimentare la tensione da parte della politica cercando di non porsi con atteggiamenti da fan ma da semplici portatori di dialogo, per porre fine alle violenze.

Fabrizio Ricca (Lega) ha ricordato gli slogan usati contro i giornalisti della Stampa, la violenza delle parole usate contro un simbolo della libertà giornalistica e ha criticato l’intervento del sindaco per l’assenza di risposte concrete da parte della Città per poi definire Askatasuna e il suo mondo distruttore dell’immagine della Torino in costruzione.

Per Tiziana Ciampolini (Torino Domani) nessuna causa, neanche la più giusta, può giustificare azioni come l’aggressione alla sede de “La Stampa”, che non favorisce la causa palestinese bensì la danneggia e indebolisce. Si è trattato di un attacco violento, ha sostenuto Ciampolini, un atto antipolitico, perché la politica riconosce la parola dell’altro come condizione per l’esistenza della propria parola. La vicenda ci corso Regina, già Askatasuna, è significativa dell’impegno di questa amministrazione per la legalità, ha sottolineato Ciampolini, augurandosi che il progetto possa andare in porto.

Domenico Garcea (FI) ha ironizzato sul fatto che per la vicenda Askatasuna qualcuno cerchi di accreditare l’idea di un Comune senza poteri, dal ruolo marginale, caricando tutto sul Viminale. I cittadini chiedono più controllo del territorio e il Comune si limita ai comunicati stampa, ha aggiunto Garcea. L’assalto alla Stampa da parte di gruppi riconducibili ad Askatasuna è stato un atto intimidatorio contro la libertà di stampa, ha insistito il consigliere, solidale con i giornalisti: ma la solidarietà non è sufficiente, il Comune deve superare le sua ambiguità nei confronti di chi alimenta l’antagonismo, fatto di una doppiezza inaccettabile, di alibi per non assumersi la responsabilità di garantire sicurezza alla città.

E’ poi intervenuto Emanuele Busconi (Sinistra Ecologista) ha condiviso le dichiarazioni del sindaco, ribadendo solidarietà a giornalisti e giornaliste e condanna per l’aggressione alla redazione, subita in un giorno nel quale erano in sciopero. Per Busconi, i luoghi della democrazia e della libera stampa non si violano, anche perché si fa il gioco di chi vorrebbe cancellare lo spazio per il pensiero critico e il dissenso democratico. La rabbia per il genocidio in Palestina, così come per la detenzione e la possibile espulsione dell’imam Shahin sono anche nostre, l’indignazione può portare a grandi mobilitazioni che sono esercitate con intelligenza, ma se quella rabbia porta a gesti come l’irruzione di venerdì scorso genera esiti che danneggiano tutti, ha chiosato Busconi. Infine, ha auspicato di vedere lo stesso sdegno per la vicenda di Mohammed Shahin, recluso in un CPR per un reato d’opinione, oltre a ricordare l’aggressione subita da un fotoreporter.

Nel ringraziare il sindaco per le comunicazioni, Pietro Tuttolomondo (Partito Democratico) gli ricorda, però, che ha dimenticato di citare gli assessori alla sicurezza della Regione Piemonte che hanno ricoperto quel ruolo negli ultimi anni. Perché il consigliere vorrebbe capire cosa è stato fatto per la sicurezza da chi aveva la competenza in materia.