Da poco eletta nel ruolo, Cristina Prandi, la prima rettrice donna nella lunghissima storia dell’Università degli Studi di Torino, è stata ospite questa mattina, su invito della presidente Lorenza Patriarca, della Commissione cultura che si è svolta in congiunta con la Pari opportunità. A Palazzo Civico per un primo incontro formale con i consiglieri, insieme a Prandi, è intervenuto anche il nuovo prorettore, Gianluca Cuniberti, anche lui eletto nel corso delle elezioni del giugno scorso. Tutti e due sono entrati in carica l’1 ottobre per un mandato che avrà la durata di sei anni, fino al 2031. Cristina Prandi è professoressa ordinaria di Chimica organica, si è laureata nel 1988 e nel 1993, ha conseguito il dottorato in Biotecnologie. Nello stesso anno ha iniziato la carriera accademica come ricercatrice. Professoressa associata nel 2006 e ordinaria dal 2017 presso il Dipartimento di Chimica dell’ateneo torinese. Ha ricoperto numerosi incarichi istituzionali. Gianluca Cuniberti si è laureato in Lettere classiche a Torino nel 1993 e ha conseguito il dottorato di ricerca in Storia antica all’Università di Pisa, dopo un periodo di perfezionamento presso l’Istituto Italiano per gli Studi storici “B. Croce” di Napoli. Ha iniziato la carriera accademica come ricercatore nel 2004. Professore associato dal 2014 e ordinario dal 2018. È autore di oltre ottanta pubblicazioni scientifiche ed è un esperto della storia politica, istituzionale e sociale della Grecia antica, con particolare attenzione alla democrazia ateniese. Nel corso dell’audizione di questa mattina, hanno prima ricordato i punti cardini della propria visione di università e poi risposto alle numerose domande dei consiglieri. Sottolineando come 83mila studenti, cifra in costante crescita, e 5mila dipendenti distribuiti fra corpo docente e funzionari amministrativi, siano numeri così importanti per l’impatto che hanno sulla città da comportare la necessità di sviluppare politiche integrate con le istituzioni locali e complementari a quelle del Politecnico. Con uno sguardo attento all’internalizzazione attiva, per attrarre un numero crescente di studenti stranieri, soprattutto da quei Paesi (sudest asiatico, Canada, Brasile e Argentina, tutti i Paesi africani) che ancora non sono troppo rappresentati all’interno del sistema universitario torinese. Hanno poi evidenziato l’attenzione che porranno negli investimenti edili, per riaggregare le 120 sedi di UniTo, sparse su tutto il territorio regionale. In particolare, focalizzano l’obiettivo sulla necessità di realizzare ambienti funzionali per offrire un’efficace erogazione dei servizi e favorire l’interazione tra studenti, dottorandi, docenti, ricercatori, personale e partner esterni. In un progetto di università sostenibile e digitale, non potranno mancare adeguate politiche di welfare e di genere e una grande attenzione alla politica dell’abitare per gli studenti fuori sede oltre alla disponibilità di spazi dove praticare sport, tutti aspetti non secondari se sivuole continuare ad attrarre studenti fuori sede. Prandi e Cuniberti non hanno, infine, mancato di precisare come, in un periodo storico in cui la laurea non è più vista come un ascensore sociale, risulti determinante fornire un supporto adeguato agli studenti che devono decidere se continuare i proprio percorso scolastico dopo le superiori, per orientarsi in un’offerta formativa ampia e articolata composta da 170 corsi di studio, 70 corsi di dottorato, 135 master, 60 scuole di specializzazione.
Marcello Longhin
