Verso l’80°anniversario del Consiglio comunale a suffragio universale

5 dicembre 1946, in Sala Rossa si insedia il primo Consiglio comunale eletto a suffragio universale (foto ASCT - Archivio Gazzetta del Popolo)

Fra i tanti anniversari che il 2026, come tutti gli anni, porterà con sé, ce n’è uno, a cifra tonda, particolarmente importante per la nostra città . Il 10 novembre del 1946, dopo la lunga interruzione dovuta al regime fascista e alla guerra, i torinesi, donne comprese, tornavano al voto per scegliere liberamente l’amministrazione comunale che sarebbe stata chiamata a guidare Torino. La Giunta popolare guidata da Giovanni Roveda, insediata dal CLN all’indomani della Liberazione, poteva finalmente passare il testimone di una difficile ricostruzione al Consiglio comunale, che si insediava il 5 dicembre del 1946 ed eleggeva quale sindaco Celeste Negarville. La legge che assegnava al voto diretto dei cittadini l’elezione del sindaco non sarebbe arrivata che quasi cinquant’anni più tardi.

Indicativo del clima di concordia che ancora regnava tra le forze politiche che avevano animato la Resistenza (destinato a infrangersi già nei primi mesi dell’anno successivo), fu il fatto che Celeste Negarville venisse eletto con i soli voti dei consiglieri e consigliere comunisti e socialisti – un’ampia maggioranza – ma senza un solo voto contrario. Democristiani, liberali e persino rappresentanti del movimento “Uomo Qualunque” si limitarono a votare scheda bianca. Nel segreto dell’urna usata in Sala Rossa, il nuovo sindaco a capo della giunta socialcomunista, come si diceva allora, ricevette 41 voti: ma sulla carta dovevano essere 43. Non è improbabile che questo avesse a che fare con l’imminente scissione del Partito socialista italiano, poiché già dopo poche settimane sarebbe stato fondato il nuovo Partito socialista dei lavoratori italiani, animato da un futuro presidente della Repubblica, Giuseppe Saragat.

La copertina del volume “1946-2006. Il Consiglio comunale di Torino nell’Italia repubblicana”

Da allora, tanta acqua è passata sotto i ponti e tanti sono stati i sindaci, sindache e forze politiche che si sono avvicendati in Sala Rossa. Ma quel 1946 è rimasto a marcare un punto di svolta, segnato da un nuovo protagonismo delle istituzioni locali e da un loro più profondo rapporto con la cittadinanza. Non a caso nel 2006, ottantesimo anniversario del primo Consiglio comunale eletto a suffragio veramente universale, l’allora Presidenza del Consiglio comunale e l’Archivio Storico della Città di Torino dedicarono a quell’evento un volume della collana Atti consiliari – Serie storica, dal titolo 1946-2006. Il Consiglio comunale di Torino nell’Italia repubblicana.

Oltre alla trascrizione integrale del verbale della seduta del Consiglio comunale del 5 dicembre del ’46, con gli interventi del sindaco uscente Roveda e le dichiarazioni di voto dei rappresentanti dei partiti prima del voto che avrebbe insediato la giunta Negarville, il volume riporta minuziosamente gli esiti della consultazione elettorale svoltasi il mese prima. Studiosi e lettori curiosi della nostra storia di torinesi troveranno numero di voti e percentuali delle diverse liste presentatesi alla competizione, con l’elenco completo e i dati anagrafici degli ottanta consiglieri eletti, tra di essi sei donne.

Tra di essi, per fare soltanto alcuni nomi, dirigenti politici comunisti di caratura nazionale come i già citati Roveda e Negarville, Camilla Ravera o Luigi Battista Santhià, giovani promesse del socialismo subalpino come Vera Pagella o Fausta Giani, futuri sindaci democristiani come Amedeo Peyron, Giovanni Anselmetti o Andrea Guglielminetti. Il volume (ne vennero realizzate alcune altre edizioni aggiornate) contiene inoltre dati sui risultati elettorali successive delle tornate amministrative e sulla composizione delle diverse assemblee elettive che ne conseguirono.

Claudio Raffaelli