Accoglienza non è solo gestione dell’emergenza, ma un percorso strutturato verso l’autonomia lavorativa e l’integrazione sociale. È il principio che anima la cooperativa sociale “Progetto Tenda” che è stata ospitata dalla Commissione Sanità e Servizi sociali, presieduta da Vincenzo Camarda.
Fondata nel 1999, la cooperativa rappresenta oggi un pilastro del terzo settore cittadino. Durante l’incontro, la vicepresidente Valentina Melchionda ha tracciato un bilancio di quasi trent’anni di attività, sottolineando la stretta sinergia con il Comune di Torino in ambiti critici relativi a supporto ai rifugiati, a minori non accompagnati, a donne, a donne vittime di violenza, a situazioni di sfruttamento sessuale e lavorativo.
Nel corso della Commissione, gli ospiti si sono soffermati in particolare sul progetto “Casa del Mondo”, nato nel 2011, nel quartiere Mirafiori Sud grazie al quale, negli anni, centinaia di migranti sono stati ospitati nella struttura di via Negarville dove sono stati offerti servizi utili al raggiungimento dell’indipendenza economica ed abitativa. Al momento, sono ospitati oltre cento uomini adulti inseriti nel circuito SAI (Sistema di Accoglienza e Integrazione), provenienti per per due terzi da Burkina Faso, Pakistan e Mali. L’età media degli ospiti è compresa tra 25 e 35 anni. Lo scorso anno,120 persone su 182 hanno avuto un regolare contratto di lavoro e, fra questi, un terzo a tempo indeterminato, condizione che ha permesso l’avvio di percorsi per la ricerca della casa. In media, vengono accolte circa 200 persone all’anno.
Qui l’attività è composta da un’equipe multidisciplinare formata da sei educatori, otto operatori, che si occupano del presidio della struttura 24 ore su 24, e due mediatori culturali. Vengono costruiti progetti calibrati individualmente, finalizzati a formazione, ricerca casa, ricerca lavoro, che tengono comunque conto del background delle singole persone. Stretta la collaborazione con il Cpia 3 che garantisce inserimenti formativi anche ad anno scolastico in corso.
Non si tratta di un semplice dormitorio, quindi, ma di un laboratorio di cittadinanza in un quartiere, è stato sottolineato, accogliente fin dagli anni delle migrazioni dal sud Italia e che mantiene, ancora oggi, una dimensione sociale tipica di un paese.
La trasformazione di una zona periferica in un modello di solidarietà è la chiave per rendere la città più coesa, in un contesto nel quale, spesso si è vissuta una carenza di servizi, ha commentato il Presidente della Commissione, Vincenzo Camarda. La “Casa del Mondo” a Mirafiori Sud, ha concluso, non è percepita come un corpo estraneo, ma come parte integrante di un tessuto sociale capace di generare convivenza civile e solidarietà concreta.
Federico D’Agostino
