Azzardomafie, il dossier a Palazzo Civico

Presentato a Palazzo Civico, nella seduta del 12 febbraio 2026 delle Commissioni Legalità e Terza, presieduta da Luca Pidello (PD), il dossier “Azzardomafie 2025”, realizzato dall’associazione Libera con i dati 2024.

Maria Josè Fava, che ha curato il rapporto insieme a Toni Mira, Gianpiero Cioffredi e Peppe Ruggiero, ha illustrato il documento, che approfondisce i rapporti tra mafie, gioco legale e azzardo, analizzando i dati e le normative, sia regionali che nazionali.

Il gioco, sia d’azzardo che legale, permette alle organizzazioni criminali di realizzare alti guadagni, con rischi inferiori rispetto ad altre attività criminali – ha affermato Maria Josè Fava.

Secondo il rapporto, a livello nazionale nel 2024 sono stati giocati 157 miliardi di euro, con almeno 18 milioni di italiani coinvolti.

I giocatori patologici sarebbero un milione e cinquecentomila, a cui si aggiungerebbero un milione e 400mila persone a “rischio moderato” di dipendenza, con alti costi sociali, economici e culturali.

Nel 2024, in Piemonte sono stati giocati 9 miliardi e 501 milioni di euro: 4 miliardi e 250 milioni nel gioco “fisico”, 5 miliardi e 251 milioni nel gioco “telematico”. A Torino sono stati giocati 2 miliardi e 91 milioni di euro: sono stati “vinti” 1 miliardo e 740 milioni; sono stati persi 347 milioni.

Ogni Torinese gioca una media di 2.347 euro all’anno, secondo il dossier; ogni cittadino ha perso 390 euro.

In Italia sarebbero 147 i clan che, secondo le indagini della Magistratura, hanno investito nel gioco, per realizzare guadagni e controllare il territorio; in Piemonte sarebbero 9.

È fondamentale fare prevenzione – ha affermato Maria Josè Fava – sia tra i giovani che tra persone adulte e anziane, anche per contrastare il ricorso all’usura.

Nel dibattito in Commissione, Luca Pidello (PD) ha ribadito che occorre intervenire sia a livello normativo regionale, sia per quanto riguarda le attività di prevenzione e sensibilizzazione sui rischi legati a patologie e usura.

Silvia Damilano (Torino Bellissima) ha chiesto approfondimento sull’età dei giocatori.

Secondo Lorenza Patriarca (PD) è necessario un intervento regionale per limitare i luoghi dedicati al gioco, così da contrastare la dipendenza.

Dobbiamo lavorare soprattutto nelle scuole, sui giovani, che giocano online nell’illusione di realizzare soldi “facili” e che spesso non distinguono tra attività lecite e illecite, e modificare la normativa regionale – ha sottolineato Dorotea Castiglione (M5S).

La situazione è grave e la prevenzione è difficile perché spesso le persone giocano di nascosto e sarebbe opportuna una normativa europea più stringente – ha dichiarato Tiziana Ciampolini (Torino Domani), che ha chiesto di attivare una campagna informativa a livello locale.

Per Pietro Tuttolomondo (PD) occorre cambiare l’approccio alle dipendenze e investire maggiori risorse a livello sanitario regionale.

I dati sono impressionanti – ha detto Ivana Garione (Moderati) – ma non si interviene adeguatamente a livello regionale e nazionale per limitare il gioco.

Regione e Governo delegano le problematiche all’associazionismo e al volontariato – ha denunciato Sara Diena (Sinistra Ecologista), chiedendo di investire sulle scuole.

Pino Iannò (Torino Libero Pensiero) ha ricordato le attività messe in campo dalla Regione Piemonte per il contrasto al gioco d’azzardo patologico e ha sollecitato un maggiore impegno, anche a livello comunicativo, da parte della Città di Torino e dei Servizi Sociali comunali.

Secondo Pietro Abbruzzese (Torino Bellissima) il gioco veramente patologico è più limitato come numeri.

Il fenomeno del gioco è da sempre radicato nella società – ha rimarcato Silvio Viale (+ Europa, Radicali Italiani) – ma possiamo lavorare per limitare i rischi, senza però introdurre divieti assoluti, che non funzionerebbero.

Il proibizionismo sarebbe dannoso – ha evidenziato Pierino Crema (PD) – ma è necessario contrastare gli aspetti patologici del gioco, riaccendendo l’attenzione sul tema.

Massimiliano Quirico