La FAIB (Federazione Italiana Benzinai) Confesercenti ha portato all’attenzione della Commissione Lavoro e Commercio, presieduta da Pierino Crema, la delicata situazione che sta colpendo i gestori di carburante sul territorio legati alla rete Esso, al centro di una trasformazione industriale che rischia di mettere in difficoltà i lavoratori. Al centro della segnalazione c’è il fenomeno della parcellizzazione della rete che, dopo l’acquisizione della rete Esso da parte di Eg Italia nel 2018, ha visto la recente vendita di milleduecento punti vendita a un consorzio composto da cinque imprese, identificate come Pad Multienergy, Vega Carburanti, Toil, Dilella Invest e Giap.
Secondo l’analisi dell’associazione di categoria, questa frammentazione sta avvenendo in un limbo normativo, poiché la preannunciata riforma di settore non è ancora stata legiferata. Il rischio concreto è che la suddivisione degli impianti tra questi cinque player, operanti in modo autonomo e indipendente, porti all’imposizione di modelli contrattuali che penalizzano la figura di gestori storici che, nonostante un servizio pluriennale considerato impeccabile, non vedono confermata la gestione dell’impianto dalla nuova proprietà, impianti, ha sottolineato il presidente di Faib Enzo Nettis, diventati, come d esempio quello di corso Orbassano angolo via Filadelfia, presidio di servizio e socialità all’interno dei quartieri torinesi.
Il Presidente Crema nel recepire le preoccupazioni della Faib, ha sottolineato la necessità di stimolare Parlamento e Governo ad intervenire sulla normativa, attraverso un documento del Consiglio comunale, in accordo con la Faib stessa con l’intento di tutelare chi ha garantito per anni un servizio essenziale alla cittadinanza e che oggi si trova minacciato da logiche di frazionamento della rete che ne mettono in discussione la continuità lavorativa e la dignità professionale.
La presenza della Faib in Commissione, è stata l’occasione per chiedere, da parte dei commissari, valutazioni e precisazioni sull’aumento dei carburanti di questi giorni.
Il prezzo alla pompa, è stato spiegato dal presidente di Faib, viene stabilito esclusivamente dalle società petrolifere, mentre il margine riconosciuto a chi gestisce l’impianto resta una quota fissa, determinata da accordi sindacali nazionali e che si attesta su tre centesimi e mezzo lordi per ogni litro erogato.
Prendendo ad esempio un’erogazione di 20 euro, pari a circa dieci litri di prodotto, di questa cifra, circa il sessanta per cento, ovvero dodici euro, è costituito da accise, tasse e IVA destinate allo Stato. Un altro trentotto per cento, pari a circa sette euro e sessantacinque centesimi, va a favore della compagnia petrolifera. Al gestore restano trentacinque centesimi lordi derivanti dal calcolo sui litri venduti. Ogni eventuale incremento di prezzo, quindi, viene incamerato dal fisco e dalle società petrolifere, senza variazioni a favore del gestore dell’impianto, il cui è legato esclusivamente ai volumi e non al valore monetario della transazione.
Nettis ha quindi sottolineato come nonostante le piattaforme logistiche italiane dispongano di riserve sufficienti a garantire l’approvvigionamento per diversi mesi, i prezzi abbiano subito rialzi repentini in coincidenza con le crisi internazionali, generando una contrazione delle vendite stimata intorno al dieci per cento, Il gasolio, in particolare, ha fatto registrare rincari superiori rispetto alla benzina, con uno scarto che oscilla tra i venti e i venticinque centesimi, fattore questo, che incide direttamente sulla logistica e sui prezzi al consumo, dato che l’ottanta per cento delle merci in Italia viaggia su gomma.
F.D’A.
