Si è svolta stamattina a Palazzo Civico l’iniziativa Uniti contro l’Islamofobia, in occasione della Giornata internazionale dedicata al tema.
Abdullahi Ahmed Abdullahi, presidente della Commissione per il contrasto all’intolleranza e al razzismo, ha aperto i lavori con un forte richiamo al valore del protagonismo delle minoranze. Ahmed ha sottolineato come la Commissione da lui presieduta abbia intrapreso un percorso volto a trasformare le comunità da semplici oggetti di discussione a soggetti attivi con le istituzioni, evidenziando come l’80% delle realtà organizzate incontrate negli ultimi quattro anni non avesse mai varcato prima la soglia di Palazzo Civico. Un approccio inclusivo che ha permesso di dare voce non solo alla comunità islamica, ma anche a quella ebraica, buddista e valdese.
Ahmed ha poi ricordato come Torino abbia iniziato a celebrare la giornata contro l’islamofobia già prima della risoluzione delle Nazioni Unite che l’ha introdotta nel 2022. La Città si è posta in prima linea firmando protocolli d’intesa con le comunità religiose e la Città Metropolitana, cercando di colmare il vuoto informativo su un fenomeno che, sebbene tangibile nelle sofferenze delle vittime, manca ancora di una mappatura dei dati rigorosa a livello nazionale, frutto, secondo Ahmed, più di una carenza di volontà politica piuttosto che di un impedimento tecnico.

Il convegno, svoltosi con una buona presenza di pubblico, ha poi visto, oltre al saluto istituzionale della presidente del Consiglio comunale Maria Grazia Grippo, relazioni di studiosi (come l’antropologa Angela Ferretti, la psicologa Dalia El Brashy, lo studioso di scienze islamiche Shaykh Gabriele Iungo) e le testimonianze di giovani esponenti della comunità islamica torinese.

Tra questi ultimi Khadija Haouass, Ahlam Erraihani, Halima Rhoziane e Asmaa Tantaoui, quattro giovani donne che hanno ideato e gestiscono il canale TikTok “Veiled Spies”, attivo dall’anno scorso, dedicato alla scoperta di ristoranti, street food e alimenti halal (che seguono le prescrizioni islamiche in materia di alimentazione) della nostra città, nonché alla descrizione e valutazione delle diverse moschee presenti sotto la Mole. Un canale che con i suoi contenuti interessanti ma anche divertenti ha attirato l’interesse di migliaia di persone, non solo di religione musulmana, ma che è stao oggetto di non pochi commenti sprezzanti e offensivi, non soltanto contro il velo portato dalle giovani tiktoker e contro la loro religione da esse professata, ma anche a sfondo razzista e/o sessista.
Un fatto che rispecchia un fenomeno purtroppo molto più ampio, quello dell’ostilità nei confronti dei migranti – e dei loro discendenti – che vivono e lavorano nelle nostre città. “Iniziare un cambiamento – hanno sottolineato nei loro interventi le Veiled Spies – comporta il parlare del problema, senza ignorarlo o minimizzarlo. Siamo figlie di questo Paese e lo amiamo – hanno aggiunto – e come torinesi vogliamo contribuire a migliorarlo, affinché le generazioni future possano viverci serenamente e in armonia. Noi lo affrontiamo con ironia, ma si tratta di un problema grave”.
Tra gli altri, hanno preso parte al convegno l’ex sindaco e presidente del Comitato Interfedi Valentino Castellani e la Garante dei detenuti della Città di Torino Diletta Berardinelli.
(Redazione)
