A Torino sfila “la fame di giustizia” dei familiari delle vittime di mafie

Un fiume colorato di speranza e memoria ha invaso oggi le strade di Torino che a distanza di venti anni è tornata a essere il cuore della XXXI Giornata della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie. Se nel primo giorno di primavera del 1986 la manifestazione si era svolta sotto una pioggia battente oggi a baciare il corteo è stata una bella giornata di sole. In testa al corteo non c’erano le autorità ma il dolore composto di chi è ancora in attesa di verità e di giustizia e la forza dei familiari delle vittime che portavano con sé, su fotografie, magliette e cartelli, i volti, i nomi e le storie di chi non c’è più. A seguire, centinaia di amministratori locali e gonfaloni giunti da ogni parte d’Italia a testimoniare la presenza delle Istituzioni. Con il Sindaco della Città, Stefano Lo Russo, Presidente del Consiglio Comunale Maria Grazia Grippo, con numerosi consiglieri comunali (tra i tanti Elena Apollonio, Caterina Greco, Claudio Cerrato, Pierino Crema, Lorenza Patriarca, Valentino Magazzù, Antonio Ledda, Anna Borasi, Luca Pidello, Sara Diena, Ferrante De Benedictis) oltre alla vicesindaca Michela Favaro e agli assessori Marco Porcedda, Carlotta Salerno, Chiara Foglietta, Jacopo Rosatelli).

Tra le migliaia di persone che hanno sfilato spiccava la presenza massiccia dei giovani che con le bandiere di Libera che, insieme a tante famiglie, hanno trasformato la manifestazione in un grido collettivo per un futuro di giustizia e di pace. Dal palco di piazza Vittorio, dove si è conclusa la manifestazione, autorità, cittadini, giovani e rappresentanti delle associazioni hanno letto, uno dopo l’altro, i 1117 nomi delle vittime per restituire loro dignità e presenza ricordando che per l’80% di loro non c’è ancora una verità. Dal palco don Luigi Ciotti ha spiegato il senso del titolo scelto per questa edizione riflettendo sull’importanza fondamentale della verità come pilastro necessario per raggiungere una vera giustizia ed esortando la cittadinanza a trasformare la memoria astratta in un impegno quotidiano e responsabile per onorare chi ha sacrificato la vita. Secondo don Ciotti questa fame di giustizia deve tradursi in un cambiamento concreto oltre la mera retorica attraverso un’azione coraggiosa capace di graffiare le coscienze per costruire una società libera da ogni forma di oppressione.

Federico D’Agostino