La Sala Rossa di Palazzo Civico ha ospitato, nel pomeriggio, la cerimonia per il conferimento del Sigillo civico a don Luigi Ciotti, fondatore del Gruppo Abele e di Libera – Associazioni, nomi e numeri Contro le mafie. Un riconoscimento votato all’unanimità dal Consiglio comunale, il 27 maggio del 2024, per celebrare il suo impegno nella lotta contro le dipendenze e contro le mafie. Per sottolineare il valore della figura di don Luigi Ciotti, origini venete ma torinese d’adozione, promotore di valori sociali, da sempre in prima linea a fianco degli ultimi, sempre in prima linea nella difesa della legalità. Alla cerimonia in Sala Rossa erano presenti e sono intervenuti per portare un saluto: il sindaco di Torino Stefano Lo Russo, la presidente del Consiglio comunale Maria Grazia Grippo, la co-presidente di Libera Francesca Rispoli, la vicepresidente vicaria della Federazione italiana settimanali cattolici Chiara Genisio. Subito dopo avere ricevuto il sigillo civico, nel suo intervento don Luigi Ciotti ha voluto condividere il riconoscimento con tutti coloro che hanno lavorato e lavorano con lui, per rappresentare il noi che vince. Mentre non c’è alcuna opera di navigatori solitari – dice – perché “Siamo tutti molto piccoli e molto fragili”. Spiega così di rappresentare il noi del Gruppo Abele, di cui racconta la storia, i passi salienti, le battaglie storiche, le persone che hanno contribuito a realizzare quel progetto. In modo simile, ricorda la genesi di Libera, i motivi che hanno spinto a creare, insieme a molti altri, una rete di associazioni impegnate a combattere tutte le mafie. E conclude ripercorrendo la sua storia personale, ringraziando Torino che ha saputo accoglierlo, quando ragazzino è arrivato dal Veneto con la famiglia, per cercare fortuna e una vita migliore. Una città capace di grandi slanci e solidarietà, a cui don Ciotti dichiara il suo amore incondizionato: “A Torino io voglio bene!”. Gli interventi erano stati aperti da Maria Grazia Grippo che considera la consegna del Sigillo civico un riconoscimento di gratitudine che si fa interprete del sentimento di una intera città. A Torino, infatti, don Ciotti ha trovato terreno fertile per seminare il valore delle sue opere, in particolare quella cura della comunità, che rappresenta in modo significativo da anni, che li ricomprende un po’ tutti, perché non esprime un gesto episodico, ma l’assunzione di responsabilità strutturale e collettiva. Concetti simili sono stati espressi da Chiara Genisio, che ha definito don Ciotti un profeta dei cambiamenti della nostra società. Sempre in prima linea, sempre un passo avanti agli altri, nel suo coniugare Vangelo e Costituzione per schierarsi dalla parte degli ultimi, per spingersi a ricercare la giustizia, la dignità, l’uguaglianza, animato dall’inquietudine di chi pensa di non avere fatto abbastanza. Mentre il sigillo civico è un modo per raccontare che questa città impara da lui. E vuole continuare a imparare per non diventare indifferente. Forse più personale, l’intervento di Francesca Rispoli, che sceglie di ricordare cinque diversi episodi, cinque incontri con persone in qualche modo sofferenti, che hanno spinto don Ciotti ad attraversare il confine fra l’osservare e il fare. A diventare protagonista della storia solidale di questa città negli ultimi cinquant’anni. Capace di “essere” comunità, lo definisce “cercatore di volti” mentre ripercorre la storia di Pierluigi, Carla don Carlo, Joy, Carmela, Lea e sua figlia Denise, e ricordare che quando cambia lo sguardo, cambia anche il destino. Anche il sindaco ricorre al suo vissuto per celebrare don Ciotti, ricordando il loro primo incontro, un’estate di qualche anno fa in montagna, quando lo vide salutare don Rabino. Al suo arrivo, seguito dalla scorta, la presenza di quegli uomini armati gli sembrò il segno di una vita vissuta fino in fondo senza compromessi. Se i grandi problemi di Torino sono cambiati da allora – diverse le dipendenze e le marginalità – la risposta indicata da don Ciotti rimane sempre umana a mai repressiva. Oggi, ha sottolineato ancora Lo Russo, celebriamo il simbolo di un percorso collettivo, l’idea forte di una comunità fondata sulla solidarietà. Per la città il modo di ringraziarlo per avere dedicato la propria vita al prossimo, in un cammino che condividiamo e vogliamo continuare a condividere.
(ML – FD’A – RT)
