Favorire la continuità delle politiche e delle istituzioni avviate in materia di libertà religiosa e prevenzione delle tensioni sociali e promuovere il modello torinese di governance della diversità religiosa e dialogo interreligioso, riconoscendo il ruolo del Comitato Interfedi, del Patto per l’Islam, del Centro Interculturale e delle modalità inclusive e rappresentative adottate a Torino.
È quanto chiede la proposta di mozione (primo firmatario: Vincenzo Camarda – PD) illustrata nella seduta del 2 aprile 2026 delle Commissioni Diritti e pari opportunità e Contrasto fenomeni di intolleranza e razzismo, presieduta da Elena Apollonio (Alleanza dei Democratici – DemoS).
Il documento chiede anche di riconoscere il valore dei tavoli informali e delle reti associative, eventualmente attivando un canale strutturato di comunicazione tra le diverse realtà, individuando nel Comitato Interfedi un possibile soggetto di coordinamento.
L’obiettivo – ha spiegato il proponente – è promuovere a livello nazionale il “modello Torino” per la gestione della governance della diversità religiosa e del dialogo interreligioso.
Nel dibattito in Commissione, Elena Apollonio (Alleanza dei Democratici – DemoS) ha espresso pieno sostegno all’atto, anche alla luce della pesante gogna mediatica a cui è stato recentemente sottoposto il consigliere Abdullahi Ahmed.
Ivana Garione (Moderati) ha sottolineato l’importanza del documento, che evidenzia la storia torinese di tolleranza religiosa, a partire dal 1848, con il riconoscimento dei pieni diritti ai Valdesi. La nostra città riesce ad amalgamare tutti ed è sempre stata tollerante – ha ribadito, annunciando la sottoscrizione della mozione.
Simone Fissolo (Moderati) ha ringraziato il proponente per il lavoro svolto e ha annunciato che sottoscriverà anche lui il documento. Ha quindi chiesto alla Giunta con quali modalità intenda esportare il “modello Torino”.
Anche Silvio Viale (+Europa, Radicali Italiani) si è detto favorevole alla proposta. Ha quindi criticato la presenza del crocifisso in Sala Rossa, considerandola in contraddizione con la mozione in discussione, proponendo un emendamento ad hoc.
Il documento è molto puntale, riconosce l’ecosistema esistente e si impegna a dargli continuità ed evidenzia le lacune legislative riguardanti i rapporti tra le diverse religioni e lo Stato – ha affermato Claudio Cerrato (PD), chiedendo di esplicitare il percorso politico trasversale da attivare per promuovere il modello torinese.
Il modello torinese è vincente e può essere esportato, favorendo il dialogo, senza esasperazioni – ha rimarcato Lorenza Patriarca (PD).
Silvia Damilano (Torino Bellissima) ha suggerito che sarebbe meglio parlare di riconoscimento e di diritti e doveri, piuttosto che di tolleranza.
Abbiamo teorizzato il “modello Torino” anche a livello di ricerca universitaria – ha spiegato la professoressa dell’Università degli Studi di Torino Stefania Palmisano, sociologa delle religioni – evidenziando tre aspetti: storia di emancipazione delle minoranze; continuità politico/amministrativa nella gestione e promozione della diversità religiosa, che è stata trasformata in capitale sociale della comunità; valorizzazione di buone pratiche sul territorio.
Walter Nuzzo, vicepresidente del Comitato Interfedi, ha sottolineato la necessità di promuovere una legge sulla libertà di religione, ancora oggi regolata dalla normativa sui culti ammessi del 1929.
Il documento dà atto del grande lavoro svolto negli anni dall’Amministrazione, che ha portato anche all’inserimento del principio di “fraternità” nello Statuto della Città di Torino– ha rimarcato la vicesindaca Michela Favaro.
L’assessore ai Diritti, Jacopo Rosatelli, ha ribadito le forti azioni di contrasto alle discriminazioni messe in campo a Torino, tra cui la recente istituzione del Coordinamento Torino anti-razzista e plurale. Il pluralismo, anche religioso, non è un problema, ma una risorsa – ha dichiarato.
Permangono però ancora nella nostra società fenomeni di intolleranza, odio e violenza, anche verbale e politica, e non possiamo tenere le mani in tasca – ha concluso.
La mozione è stata liberata per l’aula e passerà ora all’esame del Consiglio Comunale.
Massimiliano Quirico
