Il Servizio Passepartout si rinnova: nel 2025, diritti, inclusione e lotta alla violenza al centro delle attività

​Non più solo assistenza, ma piena partecipazione alla vita cittadina. È questo il cuore del nuovo corso del Servizio Passepartout, illustrato questa mattina durante la seduta della Commissione Diritti e Pari Opportunità, presieduta da Elena Apollonio. A tracciare il bilancio delle attività è stata Giada Morandi, educatrice professionale del servizio, che ha delineato un modello basato sulla condivisione degli “spazi mentali” con le persone con disabilità.
​Il 2025 ha segnato un punto di svolta con Torino diventata provincia pilota per la sperimentazione del Decreto Legislativo 62/2024, la riforma nazionale in tema di disabilità. Un cambiamento che scardina l’impostazione assistenziale dei decenni passati per mettere al centro il progetto di vita individuale, ha spiegato Morandi. Grazie anche ai fondi PNRR, il servizio ha già garantito percorsi di housing, lavoro e digitalizzazione a 75 persone, includendo profili fragili come persone con disabilità, senza fissa dimora e migranti.
​L’audizione ha messo in luce dati significativi che testimoniano il ruolo capillare di Passepartout nel tessuto cittadino. Lo Sportello Informa Disabilità, nel corso del 2025, ha registrato 2.345 accessi. Un dato interessante riguarda il boom di contatti via Instagram, che ha permesso di intercettare molti giovani, spesso alle prese con lo smarrimento post-insorgenza della disabilità. Sul fronte del contrasto alla violenza sulle donne, il servizio antiviolenza ha supportato 53 persone in percorsi di emancipazione su 87 richieste totali. Centrale resta l’ambulatorio “Il fior di Loto”, che ha seguito 176 donne in collaborazione con l’ASL, integrando visite ginecologiche e supporto psicologico immediato.
​Anche la partecipazione democratica e la cultura hanno trovato spazio nella relazione. Recentemente, in occasione del referendum, il servizio ha garantito l’esercizio del voto a 73 cittadini, fornendo trasporto e assistenza logistica attraverso i cingoli montascale.
​Uno dei passaggi più rilevanti ha riguardato il contrasto alla solitudine. La dottoressa Morandi ha ribadito la scelta di non voler creare ghetti, dando vita, invece, a laboratori creativi e a gruppi di parola aperti a tutti i cittadini, con e senza disabilità, per favorire una reale coesione di quartiere. Un esempio di eccellenza in questo ambito è il CASP (Centro Arte Singolare Plurale), che custodisce un archivio di oltre 30.000 opere realizzate da artisti con disabilità.
​Nonostante i successi, non mancano le ombre. Morandi ha segnalato una forte pressione sul servizio di supporto psicologico, dove le richieste superano la capacità di risposta immediata, creando liste d’attesa. Inoltre, è stata sottolineata la costante diminuzione del personale, compensata da una solida rete di co-progettazione con il Terzo Settore.

​La Presidente, Elena Apollonio, ha sottolineato l’importanza di monitorare l’evoluzione di un servizio che non solo risponde a bisogni pratici, ma promuove la dignità della persona, contrastando ogni forma di discriminazione intersezionale.

F.D’A.