Nella mattinata del 15 aprile 2026, si è snodata dal binario 17 della stazione ferroviaria di Torino Porta Nuova, da dove partivano i treni per i campi di concentramento nazisti, la marcia per ricordare Emanuele Artom.
Per ricordare tragedia di un uomo e la tragedia di milioni di persone: bambini, giovani, adulti e anziani vittime della barbarie nazifascista.
Vogliamo vivere in un mondo in cui non si utilizza la violenza per difendersi – hanno detto i promotori dell’iniziativa – e c’è spazio per le parole e non per le armi. Per tornare al dialogo, alla pace, per costruire per tutti un mondo libero dalla violenza e dall’odio.
La marcia si è conclusa in piazzetta Primo Levi, davanti alla sinagoga, dove sono stati cantati tre brani in tre lingue diverse, come hanno spiegato bambine e bambini delle scuole Emanuele Artom e Ugo Foscolo. Canti di pace, all’insegna dei valori che promuoveva Emanuele Artom: inclusione, amicizia e libertà.
Ha quindi preso la parola il presidente della comunità ebraica di Torino, Dario Disegni, che ha ricordato la “fulgida figura di Emanuele Artom, giovane partigiano intellettuale ebreo” e il suo “ragguardevole contributo” alla Resistenza.

Intervenendo in rappresentanza della Città di Torino, la presidente della Commissione consiliare Cultura, Lorenza Patriarca, ha messo in luce la grande personalità di Emanuele Artom, “partigiano, intellettuale finissimo e insegnante, proveniente da famiglia di insegnanti, le cui riflessioni contenute nel suo diario sono più attuali che mai” – ha spiegato.
“Non si rassegnò al fascismo – ha affermato – e contribuì a far maturare le coscienze di molti giovani”.
“Guidato dai valori di giustizia e libertà – ha rimarcato Lorenza Patriarca – detestava ogni forma di nazionalismo e di violenza”.
“La nostra responsabilità – ha concluso – è non perdere la speranza e saper vedere la vetta, come faceva Emanuele Artom”.
Il vicepresidente del Consiglio Regionale del Piemonte, Domenico Ravetti, ha poi ricordato i massacri compiuti nel campo di concentramento di Borgo San Dalmazzo (Cuneo), nel cuore dell’Europa, e che “anche uomini di cultura, in assenza di democrazia e di rispetto, possono compiere azioni malvagie”.
“Dobbiamo studiare la storia per diventare cittadini consapevoli” – ha quindi ribadito Valentino Castellani, presidente del Comitato Interfedi.
Massimiliano Quirico
