Sicurezza al lavoro e specificità di genere, un convegno a Torino

L'auditorium della Fondazione Sandretto RE Rebaudengo ha ospitato un folto pubblico in occasione del convegno promosso dalla Fondazione Marisa Bellisario
Un folto pubblico ha oggi riempito l’auditorium della Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, in occasione del convegno “Salute e sicurezza sul lavoro. Il ruolo della donna tra parità e diversità di genere per una visione etica di impresa”, organizzato dalla delegazione piemontese, che ha come referente Valeria Ferrero, della Fondazione Marisa Bellisario.
Il convegno, hanno spiegato le organizzatrici, ha inteso aprire una riflessione concreta sul rapporto tra prevenzione, parità e responsabilità delle imprese, sottolineando come la sicurezza sul lavoro, per essere veramente efficace, debba essere letta anche attraverso una prospettiva di genere, in particolare per quanto riguarda le specificità femminili.
Un tema sempre più rilevante sia per l’evoluzione della normativa che per la crescente attenzione verso modelli di organizzazione del lavoro capaci di integrare la tutela della salute con quella della sostenibilità sociale. Un argomento che è stato sottolineato dall’intervento di apertura della presidente della Fondazione Bellisario, Lella Golfo, la quale ha sostenuto come la salute e il benessere psicofisico siano un presupposto di crescita per le aziende e per la società nel suo complesso: presupposto che non può darsi se non con un approccio che tenga conto delle differenze tra uomini e donne.

L’intervento della presidente del Consiglio comunale Maria Grazia Grippo
L’avvio dei panel di dibattito e confronto è stato preceduto da una serie di interventi istituzionali, tra i quali quello della presidente del Consiglio comunale Maria Grazia Grippo.
La presidente ha sottolineato come per una piena tutela delle esigenze delle donne lavoratrici, la condizione essenziale sia quella della decostruzione dei modello “neutri” e “universale” storicamente basati sul modello del maschio adulto europeo e che in realtà risultano spesso escludenti rispetto alle specificità di genere.
Basti pensare, ha evidenziato la presidente della Sala Rossa, all’impiego di dispositivi di protezione individuali progettati su anatomie maschili o alla valutazione del rischio chimico che ignora la diversa risposta biologica dei generi: è un sistema che non comprende le differenze biologiche, finendo per fallire almeno in parte i suoi obiettivi di preservare la salute e fare fronte a eventuali situazioni patologiche.
Esistono poi, ha aggiunto la presidente, delle variabili sociali di non minore importanza: il carico dei lavori di cura e della gestione domestica ricade ancora prevalentemente sulle donne, condizionandone l’organizzazione del tempo e i loro livelli di stress, con tutte le ricadute in termini patologici. Un dato che se ignorato porta qualsiasi analisi a conclusioni inesatte e inefficaci.
Passare dalle “politiche per le donne” a una vera prospettiva di genere, ha concluso Grippo, significa abbandonare la retorica della “fragilità”, arrivando a un vero riconoscimento delle donne per quello che realmente sono. Non si tratta di aggiungere un capitolo a un manuale già scritto, ma di mettere in discussione la natura stessa della prevenzione, con il coraggio di decostruirne gli aspetti ormai
inadeguati.
(C.R.)