Intitolato il giardino di piazza Bernini a Giuliana Fiorentino Tedeschi

Si è svolta, questa mattina in piazza Bernini di fronte al numero civico 12, la cerimonia per l’intitolazione a Giuliana Fiorentino Tedeschi dell’area verde antistante la facoltà di Scienze motorie dell’Università degli studi di Torino. Alla cerimonia erano presenti e sono intervenuti: Ludovica Cioria, vicepresidente del Consiglio comunale; Alberto Re, presidente della Circoscrizione 4; Dario Disegni, presidente della Comunità ebraica; Simone Santoro, pronipote di Giuliana Fiorentino Tedeschi, mentre Maria Lodovica Chiambretto, già presidente dell’Associazione amicizia ebraico cristiana ha, invece, dato lettura di una testimonianza di Luisa Ricaldone, referente della Società italiana delle Letterate per la Commissione toponomastica, che non ha potuto prendere parte alla cerimonia per motivi di salute. Ad aprire la serie degli interventi, Alberto Re, che ha ricordato come la cerimonia di intitolazione non sia da intendere solo come l’attribuzione di un nome ad uno spazio verde. È, invece, una scelta consapevole per decidere quali storie rendere visibili, quali esempi offrire alla comunità, quali memorie si vogliono custodire e trasmettere. In questo senso, ricordare Giuliana Fiorentino Tedeschi, testimone lucida e coraggiosa della tragedia della deportazione, tra le poche donne sopravvissute all’orrore dei campi di sterminio, significa certo renderle omaggio ma,anche e soprattutto prendersi l’impegno di non dimenticare e continuare ad educare alla responsabilità civile attraverso la memoria e all’esercizio di una cittadinanza protagonista e consapevole. A sua volta Dario Disegni ha ricordato le vicissitudini che hanno coinvolto Giuliana Fiorentino Tedeschi, l’esperienza drammatica del lager, il ritorno alla normalità e la volontà di essere testimone significativo di quel dramma verso le nuove generazioni. Intenso e commovente il ricordo del pronipote Simone, che accompagna i presenti alla cerimonia in un viaggio personale della memoria per mettere in luce tutta l’umanità, la forza e il coraggio della bisnonna Giuliana. Donna capace di superare il periodo più buio della storia di famiglia, dieci mesi che hanno pesato come cento anni, “sempre in maniera squisitamente pacata, mai ‘rabbiosa’ o violenta. Semmai desiderosa di rivalsa, certo, verso un dramma che si è portata dentro per tutta la vita”. Tema trattato anche da Luisa Ricaldone, nella sua testimonianza letta da Maria Lodovica Chiambretto, in cui riconosce nel lascito di Giuliana Fiorentino Tedeschi, la consapevolezza che le donne ce la possono fare: “se è riuscita lei a sopravvivere al lager, chiunque può riuscire nella sua impresa”. Infine Ludovica Cioria, a chiudere la serie degli interventi prima dello scoprimento della targa, per sottolineare che non dobbiamo rischiare di considerare la storia di Giuliana Fiorentino Tedeschi solo un retaggio del passato. In realtà, grazie al suo lavoro, alla sua testimonianza e, da oggi anche con questo giardino a lei dedicato, si potranno aumentare gli spazi per contribuire a renderla parte della memoria collettiva della città. Perché la storia è maestra di vita solo se le permettiamo di insegnare, in questo caso attraverso la preziosissima voce della professoressa Fiorentino Tedeschi, capace di raccontare i dettagli che trasferiscono la veridicità e il dolore di ogni singolo frammento della storia di cui ha fatto parte.
Giuliana Fiorentino Tedeschi (Milano, 9 aprile 1914 – Torino 28 giugno 2010) è una delle pochissime donne italiane sopravvissute all’Olocausto. Testimone lucida e instancabile della terribile esperienza vissuta nel campo di sterminio, anche con i libri “Questo povero corpo” e “C’è un punto della terra…”, fra le prime memorie di deportati italiani nei campi di concentramento nazisti. Laureata in glottologia, è stata per lungo tempo docente al Liceo classico Gioberti e poi preside della Scuola ebraica a Torino.
Marcello Longhin