Un convegno di Fondazione CRT sulla povertà educativa

Che l’Italia sia un Paese in crisi, non è proprio una novità. Sono diversi gli indicatori che che da tempo lo evidenziano e varie le cause che contribuiscono a questo scenario tutt’altro che idilliaco. Fra queste, la #povertà educativa, le difficoltà che i giovani, appartenenti a #famiglie con uno status socioeconomico più basso, incontrano per ottenere un livello di #istruzione superiore e, di conseguenza, un migliore tasso di occupazione. Un ascensore bloccato ai piani più bassi dell’edificio sociale. Un tema, quello della povertà educativa, forse ancora poco considerato quando si tratta di organizzare l’agenda politica ai vari livelli delle istituzioni. Non mancano comunque studi ed approfondimenti, come quello presentato ieri mattina presso la sede di via Venti settembre, dalla Fondazione CRT, promosso dalla società TEHA Group, al quale hanno partecipato la presidente della Commissione cultura, Lorenza Patriarca, e l’assessore al welfare, Jacopo Rosatelli. Durante l’incontro, tenutosi nell’ambito del Salone Internazionale del Libro Off, dopo i saluti ufficiali della presidente della fondazione Anna Maria Poggi, è stato il CEO di Teha, Valerio de Molli, a dettagliare i risultati dello studio. Partendo dalla considerazione che rappresenta una delle sfide più urgenti per il nostro Paese, de Molli ha fornito alcuni dati che illustrano in modo inequivocabile il divario con le altre nazioni europee. La povertà educativa blocca la creazione di circa 3,2 milioni di posti di lavoro, mentre 1,3 milioni di minori italiani sono già in condizione di povertà assoluta (+47% negli ultimi dieci anni). Sempre in Europa, l’Italia si pone agli ultimi posti per numero di giovani laureati (31,3%) e cresce in modo costante il rischio di esclusione sociale provocato dalla carenza di competenze digitali richieste dal mercato del lavoro. Già oggi il 41,5% delle offerte di lavoro di LinkedIn le richiede, ma solo il 56% dei giovani italiani, con meno di 19 anni, le possiede, mentre la media europea è del 73%. Agire sul contrasto alla povertà educativa e sul miglioramento delle condizioni socioeconomiche delle famiglie, per de Molli può rappresentare un volano fondamentale per valorizzare risorse e realizzare percorsi di crescita. Per l’Italia, de Molli stima la possibile emancipazione dallo stato di povertà per oltre due milioni di persone con un conseguente potenziale di crescita economica valutabile in 48 miliardi di Euro in più per il nostro PIL. L’incontro di ieri, è servito anche per presentare il Tableau de Bord della povertà educativa in Piemonte e Valle d’Aosta, curato dalla Fondazione CRT, quale strumento operativo per misurare la povertà educativa nelle due regioni del nordovest. Indicatori che segnalano risultati positivi per il Piemonte, con il 70% degli indicatori stabili o in miglioramento, fra i quali si segnala la netta riduzione dell’abbandono scolastico, sceso all’8,7% (-3,4 punti percentuali), e il contenimento della disuguaglianza sociale, che si attesta al 4,1%. Buoni anche i segnali che arrivano dalle politiche sociali, con un tasso di occupazione degli stranieri al 62,3%, una dotazione infrastrutturale delle scuole al 49,7% e un’ottima capacità di spesa delle risorse europee (34,5%). Si segnalano ancora alcune note meno positive quali la povertà familiare relativa, salita all’8,8% e la partecipazione culturale fuori casa ferma al 35,1%.

Marcello Longhin