Le commissioni Lavoro e Urbanistica in visita allo stabilimento Thales Alenia Space
Premessa: in termini di immagini possiamo mostrarvi poco o nulla, ma non è difficile intuire le esigenze di riservatezza di quello che è uno dei più importanti poli europei di progettazione e produzione nel settore aerospaziale. In ogni caso, i consiglieri e consigliere delle commissioni Urbanistica e Lavoro, guidati dai presidenti Antonio Ledda e Pierino Crema, hanno potuto visitare una parte dello stabilimento Thales Alenia Space e assistere a un’interessante presentazione nella sala conferenze. È un complesso produttivo imponente, che dall’autunno del 2020 a oggi ha assunto altre 450 persone, in massima parte neolaureati, parte di un gruppo che conta 8600 dipendenti articolati su 16 siti produttivi. Tra le prime cose che i responsabili dello stabilimento hanno voluto mettere in chiaro, il fatto che il sito torinese non lavora a programmi legati alla tematica della difesa.
Intensa e articolata è invece l’attività sul terreno dell’esplorazione spaziale, nella prospettiva di un graduale passaggio dalle stazioni orbitanti come la stazione orbitante ISS, che gira intorno al pianeta a 450 km di quota (determinante, in questi anni, il contributo dell’azienda di corso Marche, con il 50% delle parti realizzato qui) alle spedizioni lunari, con la sfida di realizzare le condizioni per lunghe permanenze da parte degli astronauti, che allo stato attuale non potrebbero superare i venti giorni. E poi l’altra meta, Marte, sei mesi di viaggio e la giusta posizione delle orbite, necessaria ad abbreviarlo così, solo ogni due anni. E tutto, come ha spiegato un tecnico, con un sottile strato di metallo a fare da confine tra la morte e la vita. Occorrerà poter disporre di protezioni adeguate per la lunga esposizione alle radiazioni cosmiche e a polveri particolarmente corrosive per guarnizioni e parti meccaniche.
Un modulo per il trasporto orbitale creato negli stabilimenti Alenia Thales
Ampia e rapida, poi, la rassegna dei programmi allo studio e delle tecnologie in produzione, con particolare attenzione, ad esempio, per i contenitori pressurizzati destinati al trasporto di merci o ai veicoli di rientro in atmosfera riutilizzabili fino a sei volte. E ancora, progetti come Argonaut, in grado di trasportare fino a 2.000 kg di merci e attrezzature sulla Luna. Ma cuori, menti e tecnica sono giá proiettati verso quella che oggi è talvolta vista come la nuova frontiera: il pianeta Marte, con una specifica missione europea che, nel 2028, sarà gestita proprio da Torino. Ad astra, quindi, non nella prospettiva un po’ muskiana di abbandonare il nostro pianeta verso nuovi mondi bensì in quella di valorizzarlo attraverso possibili nuove risorse. Non ultime, quelle minerarie reperibili sugli asteroidi o dalla stessa “spazzatura tecnologica” in orbita intorno alla Terra.