L’impatto dell’intelligenza artificiale, le gare d’appalto al massimo ribasso e la sempre maggiore inesigibilità della clausola sociale stanno mettendo a dura prova il settore dei call center e dei servizi di gestione dei clienti. Questo quadro preoccupante è emerso chiaramente durante l’audizione delle organizzazioni sindacali regionali SLC CGIL, FISTel CISL e UILCOM UIL nel corso della riunione della Commissione Lavoro, presieduta da Pierino Crema. Come chiarito durante durante i lavori, non si tratta dell’esame di una singola emergenza aziendale, bensì di una crisi sistemica che rischia di generare una crisi occupazionale su scala nazionale e locale.
Il Piemonte, e in particolare l’area metropolitana torinese, rappresenta uno dei poli principali in Italia per questo settore, impiegando circa seimila lavoratrici e lavoratori, un bacino caratterizzato da un’elevata presenza femminile. Di questi, ben duemila posti di lavoro sono considerati a rischio, parte di un potenziale bacino di esuberi che in Italia potrebbe toccare le quindicimila unità entro la fine dell’anno.
Al centro delle preoccupazioni dei rappresentanti dei lavoratori c’è l’introduzione repentina di intelligenza artificiale generativa da parte dei grandi committenti dei settori bancario, energetico e delle telecomunicazioni. Pur ribadendo di non voler ostacolare il progresso tecnologico, i sindacati denunciano come l’innovazione venga finora utilizzata quasi esclusivamente per ridurre i volumi di lavoro in outsourcing e per tagliare i costi del personale, anziché essere governata per qualificare il servizio.
A questo scenario si sommano le storiche criticità del comparto, a partire dalla progressiva inefficacia della clausola sociale. Strumento nato nel 2016 per tutelare l’occupazione nei cambi d’appalto, la clausola risulta oggi sempre più difficile da applicare proprio a causa del calo drastico dei volumi di attività affidati alle aziende uscenti. Inoltre, la persistenza di gare aggiudicate al massimo ribasso e la comparsa di contratti collettivi non rappresentativi continuano a spingere al ribasso retribuzioni e tutele.
Per fermare questa deriva, le parti sociali chiedono con forza l’apertura immediata di un tavolo di crisi nazionale presso il Ministero delle Imprese e del Made in Italy, affiancato da un presidio istituzionale costante a livello locale. Tra le richieste principali figurano l’adozione di ammortizzatori sociali specifici per il settore, la pianificazione di percorsi concreti di riqualificazione professionale e l’ipotesi di introdurre forme di responsabilità sociale o tassazione di scopo per i grandi gruppi industriali che beneficiano dei profitti generati dall’automazione, affinché tali risorse vengano impiegate per sostenere la transizione e proteggere i lavoratori coinvolti.
Da parte del Presidente Crema è stata data disponibilità ad elaborare, in collaborazione con le stesse organizzazioni sindacali, un documento da sottoporre al voto del Consiglio comunale, a sostegno delle richieste dei lavoratori soprattutto con l’obiettivo, ha sottolineato, di mantenere alta l’attenzione su questi temi.
F.D’A.
