Frutta e verdura fresca di stagione colta a km zero, formaggi d’alpeggio, carni piemontesi certificate, miele, pane artigianale da grani antichi e oltre 490 etichette di vini del territorio. Varcare la soglia di Casa Coldiretti, dove è ospitato il Mercato del Corso, all’angolo tra corso Vittorio Emanuele II e via Carlo Alberto, significa immergersi in un viaggio sensoriale tra le eccellenze contadine di Piemonte, Valle d’Aosta e Liguria. È qui, tra i profumi della terra e le storie dei piccoli produttori, che si è svolto il sopralluogo della Commissione Commercio del Comune di Torino, presieduta da Pierino Crema, accolta dal presidente della Federazione provinciale Coldiretti di Torino Bruno Mecca Cici e dal direttore Carlo Loffreda, presente l’assessore al Commercio del Comune, Paolo Chiavarino.

Quest’ultimo ha ripercorso la storia dell’immobile, nato nel 1925 come cinema (progettato dall’architetto Bonadè Bottino), l’ex cinema Corso, divenuto in seguito sede bancaria, prima di rimanere chiuso per lungo tempo, a seguito di un incendio nel 1980.“Non si tratta solo di essersi appropriati di un edificio storico per farci un mercato”, ha spiegato Loffreda, “quanto di averlo riaperto dopo lungo tempo e averlo restituito alla fruizione dei cittadini. Oggi qui ospitiamo 490 etichette nella nostra enoteca Divinorum, vini realizzati da piccoli produttori e da famiglie contadine del Nord-Ovest, tutelando la biodiversità locale”.
Orgoglio per aver portato il mondo agricolo nel cuore del capoluogo piemontese, sotto l’insegna di Campagna Amica di Coldiretti, è stato espresso invece dal presidente Bruno Mecca Cici.“Nel centro di Torino abbiamo recuperato un luogo chiuso per restituirlo alla città. In una città dove storicamente si parlava soprattutto di auto e finanza, oggi si parla anche di agricoltura e sovranità alimentare. Questo è un segnale forte per tutta la comunità”, ha commentato.
Ha quindi ribadito le battaglie di Coldiretti a tutela dei consumatori e della trasparenza della filiera. “Le nostre non sono battaglie corporative, ma battaglie per la salute dei cittadini e dei consumatori. Chiediamo trasparenza sull’origine delle materie prime e sul rispetto degli standard qualitativi e di sicurezza alimentare, che in Italia sono tra i più stringenti al mondo. Vogliamo spiegare perché è fondamentale acquistare italiano e sostenere i nostri produttori rispetto a cibi ultratrasformati o importazioni che non offrono le stesse garanzie”.


Durante la visita all’interno dell’elegante struttura nella quale sarà presto aperto un ristorante che cucinerà gli stessi prodotti delle aziende agricole presenti al mercato, è stata richiamata l’attenzione sulle sfide legate al cambiamento climatico, che stanno imponendo una profonda trasformazione al settore agricolo. “I nostri agricoltori stanno imparando a riscoprire vecchie varietà, ma anche a portare innovazioni che si adattino ai cambiamenti climatici in atto. È una sfida incredibile, pensando che quest’anno abbiamo registrato perdite rilevanti nelle colture del mais, con impatti diretti sugli allevamenti e sul foraggio. L’adattamento e l’innovazione sostenibile sono ormai indispensabili per il futuro delle nostre aziende”.
F.D’A.
