Inaugurato il giardino “Isabella e Giorgio Marincola”

Inaugurato a Torino, tra via Masserano e via Biella, il giardino dedicato a “Isabella e Giorgio Marincola”, con una festosa cerimonia alla presenza di tanti bambini e bambine del quartiere, presieduta da Maria Grazia Grippo, presidente del Consiglio Comunale di Torino e presidente della Commissione Comunale Toponomastica.

Numerose le autorità presenti, tra cui i consiglieri comunali Abdullahi Ahmed (promotore dell’intitolazione), Claudio Cerrato, Dorotea Castiglione, Ludovica Cioria, Lorenza Patriarca e Valentina Sganga, il presidente della Circoscrizione 7 Luca Deri e i coordinatori Ferdinando D’Apice, Marta Sara Inì e Silvio Sabatino.

Ha aperto la cerimonia lo storico Carlo Greppi, che ha ringraziato il consigliere Abdullahi Ahmed e la Commissione Toponomastica per aver promosso l’intitolazione. Ha quindi tracciato un quadro della vita di Giorgio Marincola, insignito di medaglia d’oro al valore militare alla memoria, “simbolo della Resistenza meticcia”. È un eroe di questo Paese – ha detto – che imparò a disobbedire e combatté per un Paese che non lo voleva, per la ricostruzione materiale e spirituale dell’Italia. Combatté a Roma, nel Viterbese, in Puglia, nel Biellese – ha spiegato – e voleva continuare finché tutti non fossero stati liberi, ma venne ucciso durante un combattimento della sua unità partigiana contro un reparto di SS il 4 maggio 1945 in Trentino, a Castello di Fiemme.

È il simbolo di un’Italia aperta, transazionale, che c’è sempre stata e sempre ci sarà – ha concluso.

Chiara Rosmo, docente della scuola De Amicis, ha sottolineato l’importanza dell’intitolazione a Isabella e Giorgio Marincola di uno spazio urbano rigenerato. Significa – ha detto – piantare un seme di straordinaria rilevanza civica, proprio davanti a una scuola, il primo presidio della nostra Repubblica.

Il giardino – ha affermato – deve diventare un luogo di memoria, partecipazione e cittadinanza, dove imparare anche cosa significa prendersi cura di un luogo comune: un promemoria quotidiano di inclusione, democrazia e partecipazione.

Antar Marincola, figlio di Isabella Marincola, ha ringraziato la Città di Torino e tutte le autorità presenti. Sono felice – ha dichiarato – di vedere questa scuola così viva e così vera. Non dobbiamo costruire paure, ma percorsi per darci speranza e futuro.

Ha concluso la cerimonia la presidente Maria Grazia Grippo.

In una stagione cupa per i principi di dignità sociale e per i diritti di cittadinanza – ha detto – questa intitolazione ci ricorda che l‘appartenenza non è solamente una questione di origine, ma è relazione, partecipazione, responsabilità verso la comunità in cui viviamo.

Ricordare Isabella e Giorgia e lo loro scelte – ha affermato – ci riporta al valore più autentico della parola inclusione, che è a fondamento della nostra democrazia, contro ogni forma di segregazione, discriminazione ed esclusione. Sono un patrimonio morale che appartiene a tutta la Repubblica.

La comprensione – ha concluso Maria Grazia Grippo – comincia con la conoscenza ed è l’unica arma per fare la pace.

All’iniziativa hanno partecipato anche gli studenti e le studentesse della classe Quinta D della scuola De Amicis, che hanno realizzato un progetto di approfondimento sulla storia dei fratelli Marincola, nell’ambito delle attività del loro museo scolastico (Museo scolastico Arca dell’Ic Regio Parco), e studenti e studentesse della scuola Morelli.

 

Isabella e Giorgio Marincola

Isabella Marincola (Mogadiscio, Somalia, 16.9.1925 – Bologna, 30.3.2010)
Giorgio Marincola (Mahaddei Uen, Somalia, 23.9.1923 – Castello di Fiemme, Trento, 4.5.1945)

Figli di Askhiro Hassan e Giuseppe Marincola, maresciallo di fanteria di origini calabresi distaccato nell’Africa Orientale, i fratelli Isabella e Giorgio nascono in Somalia durante l’occupazione italiana e, al contrario di molti altri nati nelle colonie da unioni miste, ottengono la cittadinanza e possono rientrare in Italia nonostante siano gli anni del Fascismo e delle leggi razziali.
Giorgio viene dapprima affidato agli zii di Pizzo Calabro poi nel 1933 si trasferisce a Roma dove, negli anni del liceo, incontra Pio Albertelli, insegnante di Storia e Filosofia e noto antifascista. Influenzato dagli ideali libertari del professore, da studente di Medicina, partecipa alla lotta di Liberazione. Arrestato, dopo un breve periodo trascorso nel carcere di Torino, è condannato al lavoro obbligatorio nello stabilimento Lancia.
Non appena possibile, riprende la lotta partigiana e nell’ultima fase della guerra muore nel corso di un combattimento della sua unità contro un reparto di SS il 4 maggio 1945 in Trentino, a Castello di Fiemme. A seguito di questo evento verrà insignito, come unico partigiano italo-somalo, di Medaglia d’Oro al Valor Militare alla memoria.
La sorella Isabella non ha un’infanzia felice, cresce in un ambiente ostile in cui non riesce a integrarsi. Dopo la morte del fratello lascia la casa in cui è vissuta sino a quel momento per dedicarsi al mondo del cinema e del teatro.
Sposata tre volte, ritorna nella terra natia nel 1961 con l’ultimo marito, anch’egli di origini somale, e qui si ricongiunge con sua madre. Resta nel Paese sino allo scoppio della guerra civile e nel 1991 è rimpatriata in Italia dove ricomincia una fase molto complessa della sua vita, venendo considerata una profuga in patria e trovandosi ad affrontare un razzismo aggressivo e sprezzante.

Massimiliano Quirico