Un appello all’amministrazione comunale giunge stamane dalla comunità sudanese torinese ospite della Commissione Segre con i propri rappresentanti dell’associazione locale.
A Palazzo Civico il presidente Ahmed Abdullahi e i Commissari hanno ascoltato la testimonianza dei referenti: esistono barriere per un’integrazione compiuta dei circa duecentocinquanta profughi, rifugiati fuggiti da guerre e dalle persecuzioni provenienti in Piemonte dal Paese africano, hanno spiegato, evidenziando quattro criticità: la precarietà abitativa, in particolare il mancato accesso alle case popolari; le attese lunghe mesi che diventano anni per ottenere un permesso di soggiorno e il ricongiungimento familiare; l’assenza di un punto di incontro cittadino per sostenere i nuovi arrivati e sviluppare l’integrazione; la persistente insensibilità della comunità internazionale della guerra in patria – dodici milioni di sfollati; venticinquemilioni di persone che soffrono la fame; quattordici milioni di studenti impossibilitati a farlo; la devastazione completa del Paese. Agli interventi dei Commissari Abbruzzese – Diena – Ledda – Borasi è seguito l’assessore al Welfare, Jacopo Rosatelli: ‘rifletteremo in Giunta cosa fare per accendere i riflettori sulla guerra dimenticata del Sudan e valuteremo le richieste dell’Associazione sudanese Torino. La questione dell’accesso alle case popolari è legata alle complicazioni normative; l’assegnazione è resa difficile senza un lavoro dimostrabile’.
Fondata nel 2006, l’associazione è nata come un’occasione di ritrovo per persone di nazionalità sudanese, con l’obiettivo di favorire l’integrazione, in particolare delle donne, nella società torinese e di contribuire al suo benessere, anche nei momenti di difficoltà. Come accaduto, ad esempio, in occasione dell’emergenza pandemica.
Lo scorso anno una raccolta alimentare e di medicine per il Paese di origine ha visto l’invio di cinque container rifornire i sudanesi rimasti in patria: ‘vorremmo fare una seconda raccolta alimentare e di medicine per il nostro Paese; la situazione peggiora e la comunità internazionale è assente’.
(Roberto Tartara)
