Il rinnovo di Porta Palazzo

Porta Palazzo. il mercato coperto V alimentare

Non ha nascosto la propria soddisfazione il responsabile del Commercio di Palazzo civico: stamane l’assessore Chiavarino ha illustrato in Commissione Lavoro coordinata da Pierino Crema i lavori di restauro di Porta Palazzo – iniziati mesi or sono – conclusi da pochi giorni senza mai chiudere del tutto le strutture commerciali. Il mercato dell’Orologio era l’ultimo elemento di una serie di opere che hanno interessato diversi punti di piazza della Repubblica; grazie a 2,5 milioni di fondi del Pnnr (Pinqua) erano state rifatte le tettoie esterne, quelle dei casalinghi e dei produttori, posate reti anti piccioni, dipinte le colonne portanti con colori originali, posizionati nuovi bagni, rinnovata  la pavimentazione del plateatico dell’ortofrutta dove sono state sostituite anche le 92 bancarelle con un finanziamento di Comune di Torino e Camera di Commercio torinese di 200mila euro complessivi. Tra giugno e agosto nell’antica tettoia dell’Orologio sede del Quarto alimentare sono state rifatte le pavimentazioni interne e sostituiti i serramenti con fondi per 420mila euro stanziati della cooperativa dei gestori; le pareti perimetrali diventeranno espositori di pannelli (a tecnica anti spray) con la storia illustrata di Porta Palazzo dalle origini a oggi. Per il mercato coperto Quinto alimentare la nuova illuminazione è attiva da tempo ma oggi si possono vedere la nuova insegna e le nuove vetrofanie. Arrivano ventiquattro grandi fioriere in acciaio verniciato: prunus, meli da fiore, parodie persiche, puniche, specie scelte in accordo con la sovrintendenza, orneranno i vari padiglioni mentre il calendario del ’26 sarà dedicato al cinema. Si intravede una trasformazione radicale per il mercato ittico, spazi ampi duemilatrecento mq nel cuore della Torino multietnica: dopo tre gare di concessione andate deserte potrebbe diventare la sede di Torino Capitale europea della Cultura 2033. La struttura potrebbe riaprire già prima di fine anno per attività culturali considerato l’interesse espositivo dell’immobile.

(Roberto Tartara)