A Porta Nuova il ricordo dei treni della morte

A Porta Nuova, di fronte ai binari dai quali partivano i treni, stipati di oppositori ed ebrei, verso i lager nazisti
Partivano anche dalla stazione di Porta Nuova i treni della morte, con i vagoni merci sigillati stipati di ebrei e prigionieri politici diretti verso i lager nazisti. Come ogni anno, in occasione del Giorno della Memoria e su iniziativa dell’Associazione “Nessun Uomo è un’Isola”, rappresentanti delle istituzioni e circa 200 torinesi, tra i quali molti giovani, si sono riuniti davanti alla targa che commemora quei tragici eventi, per rendere omaggio alle vittime del totalitarismo nazifascista. In corteo, sotto una pioggia battente, hanno poi raggiunto le ex Carceri Nuove, percorrendo a ritroso la laica via crucis di tanti uomini e donne trasportati dalla galera fino a quei treni piombati diretti verso Auschwitz, Mauthausen, Buchenwald e altri luoghi di orrore, disperazione, umiliazione e morte.
Alla cerimonia ha preso parte una folta delegazione delle istituzioni locali: hanno preso la parola la presidente del Consiglio comunale Maria Grazia Grippo, gli assessori Jacopo Rosatelli e Andrea Tronzano, in rappresentanza rispettivamente della Città di Torino e della Regione Piemonte, il vicepresidente del Consiglio regionale Domenico Ravetti e Anna Segre, vicepresidente della Comunità ebraica di Torino. Presenti anche, tra gli altri, la consigliera comunale Sara Diena e le consigliere regionali Gianna Pentenero, Alice Ravinale, Daniele Valle e Giulia Marro.
Come ogni anno, non è mancata la simbolica e commovente presenza di Adriana Cantore, che aveva poco più di un anno quando venne coraggiosamente sottratta alla deportazione da suor Giuseppina, che prestava la sua opera caritatevole nel braccio femminile delle Carceri Nuove.
Adriana Cantore aveva poco più di un anno quando venne salvata dalla deportazione grazie al coraggio di una suora.
Nel suo intervento a nome del Consiglio comunale,la presidente Grippo ha ricordato come Primo Levi, nel suo libro la tregua, ricordasse il senso di vergogna visto sui volti dei soldati sovietici che avevano liberato i superstiti di Auschwitz. Una vergogna che i tedeschi non avevano provato, la vergogna che prova il giusto di fronte alle colpe altrui. La vergogna, ha aggiunto Grippo, “che dovremmo essere capaci di provare noi stessi per la tragedia di allora, che travolse il popolo ebraico, così come per i fatti che rischiano oggi di pregiudicare la vita di intere comunità e che possiamo vedere sui nostri cellulari, come testimonianza diretta di quello che abbiamo il dovere di additare come crimine“. Infine, Grippo ha evocato “l’urgenza di dare senso e significato alla promessa che abbiamo fatto scegliendo di celebrare la Giornata della Memoria“.
Claudio Raffaelli