“Com’eri vestita?” Una mostra contro la colpevolizzazione delle vittime di violenza

La mostra sarà aperta fino al 28 novembre nel Loggiato di Palazzo Civico

Inaugurata questa mattina, a Palazzo Civico, la mostra “Com’eri vestita?”, realizzata da Amnesty International in sostegno alla campagna “#IoLoChiedo – Il sesso senza consenso è stupro”.

L’esposizione, di forte impatto emotivo, ricostruisce le storie delle vittime di abusi, insieme agli abiti che indossavano al momento della violenza subita. L’obiettivo è quello contribuire a smantellare uno dei pregiudizi ancora oggi più radicati sulle violenze di genere: ovvero, quello secondo il quale la vittima “avrebbe potuto evitare lo stupro se solo avesse indossato abiti diversi”.

L’iniziativa è stata promossa dalla Presidenza del Consiglio comunale, in collaborazione con la Consulta Femminile Comunale, nel quadro delle iniziative per la Giornata Internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne.

Allestita presso il Loggiato antistante la Sala delle Colonne, l’esposizione resterà aperta al pubblico, con ingresso libero, fino a venerdì 28 novembre. Orari: 9:00-17:00 dal lunedì al venerdì, sabato ore 9:00-12:00.

Nel corso della presentazione sono intervenute la presidente del Consiglio comunale Maria Grazia Grippo, la componente dell’esecutivo della Consulta Femminile comunale Beatrice Buzzi Langhi, il responsabile di Amnesty International per il Piemonte e Valle d’Aosta Luca Andreani, la rappresentante di Telefono Rosa Rossana Giorgis e Katia Visentin per il Centro Anti Violenza della Città di Torino. Presenti in sala anche la presidente della commissione Diritti e Pari opportunità del Consiglio comunale Elena Apollonio la presidente della Consulta Femminile Paola Stringa.

Il tavolo degli oratori e oratrici

Nel suo intervento, la presidente Grippo ha ricordato l’attenzione riservata dall’assemblea di Palazzo Civico, in questo mandato, ai temi di genere e in particolare alla violenza di genere, soffermandosi poi su come la mostra inaugurata oggi contribuisca a contrastare una narrazione stereotipata che tende a spostare la responsabilità della violenza su chi la subisce, piuttosto che su chi la esercita.

La mostra rende infatti chiara l’irrilevanza del tipo di abbigliamento indossato dalla vittima, sottolineando anche l’eterogeneità di luoghi e contesti sociali nei quali le violenze avvengono. La violenza, ha sottolineato la presidente del Consiglio comunale, in questo Paese non è più solo emergenziale, bensì strutturale.

La platea

Le istituzioni e la politica hanno il dovere di agire su questo contesto, ha aggiunto, osservando come a livello di modifica del codice penale si trovino delle intese, come quella che si profila in merito all’introduzione della necessità del consenso esplicito, mentre persistono invece difficoltà nel riconoscere la necessità di agire sul piano culturale, come ha mostrato il dibattito parlamentare sull’educazione sessuale e affettiva nelle scuole, con grandi distanze tra le forze politiche.

La presidente ha quindi ricordato il documento su questo tema approvato in Sala Rossa, che si fonda sullo spingere la Città a fare rete con tutte le realtà che si occupano di violenza, educazione, benessere al femminile, oltre che sulla promozione di campagne di comunicazione mirate, in chiave di prevenzione della violenza in tutte le sue forme. Grippo ha poi concluso il suo intervento evidenziando come occorra agire sulla radice della pianta, ovvero sulla mancata parità, sulla quale occorre uno sguardo ampio perché il concetto di pari opportunità significa anche un agito equilibrato all’interno di una relazione, che deve anche vedere riconosciuto il diritto a interromperla.

(Claudio Raffaelli)