Celebrato lo scorso 28 giugno a Torino, il Disability Pride è stato al centro della discussione nella seduta del 10 luglio 2025 delle Commissione Diritti e pari opportunità e Quarta, presieduta da Elena Apollonio (Alleanza dei Democratici – Demos).
Alessia Volpin e Dajana Gioffrè, che hanno coordinato quest’anno la manifestazione, hanno spiegato che l’iniziativa è nata a Torino tre anni fa da una cellula dell’associazione Coscioni e che punta a diventare sempre più un punto di riferimento per le istituzioni.
La prossima edizione però, dato il grande caldo di quest’anno a giugno, verrà spostata in altro periodo, forse ad aprile o maggio.
Si tratta di un movimento nazionale – hanno raccontato – promosso in Italia nel 2015 dall’attivista Carmelo Comisi, “importato” dall’America, dove è nato, nel 1990, per festeggiare la legge contro le discriminazioni nei confronti delle persone con disabilità.
Vogliamo manifestare – hanno detto – l’orgoglio per quello che siamo: anche noi abbiamo diritto a occupare, a vivere le nostre strade.
Tra gli obiettivi del Coordinamento del Disability Pride, ci sono quelli di dare piena attuazione alla Convenzione Onu sui diritti delle persone con disabilità e alla Legge delega sulla disabilità e di lottare contro il cosiddetto “abilismo”.
A livello locale, si chieda la partecipazione a progettualità e scelte architettoniche.
Nel dibattito in Commissione, Tiziana Ciampolini (Torino Domani) ha sottolineato l’importanza di celebrare l’orgoglio delle persone con disabilità e di contrastare le discriminazioni e le barriere di ogni tipo.
Pino Iannò (Torino Libero Pensiero) ha ribadito la necessità che la Città di Torino promuova l’inclusione, ma ha detto che in questi ultimi tre anni non ha visto alcuna “azione forte” per abbattere le barriere, in particolare quelle architettoniche, ma solo una produzione di atti e documenti, senza impegni economici rilevanti e azioni concrete.
Per Silvio Viale (+Europa, Radicali Italiani) si fa a gara per produrre documenti sulla disabilità, ma c’è una mancanza di azioni, anche se si è fatto qualche passo avanti sul Peba – ha detto.
Sara Diena (Sinistra Ecologista) ha sottolineato lo spirito intersezionale del Disability Pride, che allarga i margini della lotta e vuole promuovere una società inclusiva per tutti e tutte.
Il Disability Pride deve essere un’occasione di ascolto da parte delle Istituzioni – ha affermato Ludovica Cioria (PD) – e servire a promuovere riflessioni e ricostruzioni degli spazi e delle relazioni, senza pietismo, per fare crescere tutta la società.
La Città di Torino da tempo è sensibile a queste tematiche e nel mandato precedente per la prima volta è stato istituito il disability manager – ha dichiarato Andrea Russi (M5S), auspicando un maggiore sostegno al Peba e misure incisive nel nuovo Piano Regolatore Generale (Prg).
A Torino il 70% degli esercizi commerciali non sono accessibili a persone con disabilità motoria: bisogna intervenire – ha detto Silvia Damilano (Torino Bellissima).
La Città sta procedendo per abbattere le barriere architettoniche e la sensibilità sul tema è massima – ha ribadito Tony Ledda (PD).
La disabilità riguarda tutte le parti politiche, ma l’attenzione che pone il Governo e i trasferimenti agli Enti Locali non sono ancora sufficienti – ha evidenziato Anna Borasi (PD).
L’assessore al Welfare Jacopo Rosatelli ha detto di condividere lo spirito e le finalità dell’iniziativa, a cui il Comune di Torino ha dato il patrocinio, anche con servizi. Ha quindi ribadito l’impegno della Città nell’individuare – attraverso il Peba – le priorità di intervento.
Giada Morandi del Servizio Passepartout del Comune di Torino ha evidenziato il sostegno della Città al Disability Pride, i servizi offerti (come il progetto Prisma) e i progetti Pnrr che sono stati avviati per favorire l’autonomia delle persone con disabilità.
Massimiliano Quirico
