Più che un quartiere, con tutti i suoi pregi e le sue contraddizioni, Falchera rappresenta un mondo a parte nella costellazione delle periferie di Torino. Anche senza scomodare Gino Paoli – così vicina e così lontana – Falchera si presenta come una piccola città dentro la città più grande. Fortemente voluta dagli amministratori del secondo dopoguerra, per disegnare il progetto urbanistico della zona all’estremo nord della città venne chiamato un gruppo di architetti famosi in Italia e all’estero per alcuni interventi già effettuati in linea con le tendenze dell’epoca: Sandro Molli Boffa, Mario Passanti, Nello Renacco, Aldo Rizzotti; coordinati da Giovanni Astengo. Ne nacque un lavoro che doveva e voleva stravolgere i canoni trionfalistici ed inutilmente coreografici del fascismo, appena superato, rimettendo al centro la persona, in un contesto “democratico”, attento alle esigenze e alle necessità di tutti. Progetto parzialmente ritoccato dopo l’intervento della diocesi, che volle la chiesa al centro della piazza principale e dimensioni maggiore per gli spazi limitrofi. Sono passati settant’anni e Falchera, inevitabilmente, porta i segni del tempo passato. Gli stessi residenti, orgogliosi del territorio ma consapevoli della necessità di una profonda riqualificazione, negli ultimi tempi hanno fatto sentire la propria voce, amplificata dalle associazioni che si muovono per mantenere vivace il contesto sociale e culturale del quartiere. Un appello che Antonio Ledda, presidente della commissione Urbanistica, ha deciso di recepire, convocando un sopralluogo nella piazza principale di Falchera, dedicata proprio a quel Giovanni Astengo che ne disegnò il perimetro, per una prima presa d’atto dei problemi da risolvere. E così, ieri pomeriggio, un nutrito gruppo di consiglieri, accompagnato dagli assessori Francesco Tresso, Chiara Foglietta e Paolo Mazzoleni e dal presidente della Circoscrizione 6 Valerio Lomanto, dopo avere preso visione della situazione attuale della piazza, degli edifici e degli spazi, ha concluso l’incontro con uno scambio di pareri, tutti concordi nel ritenere necessario l’avvio di un percorso per la riqualificazione del quartiere. Per ora solo un primo passo, certo, ma la direzione da intraprendere è sembrata chiara a tutti gli attori presenti. I passaggi successivi serviranno a formalizzare con quali modalità, risorse e strumenti, si deciderà di intervenire.
Marcello Longhin


