Arrivata improvvisa nei giorni scorsi, un’autentica doccia fredda, la decisione della multinazionale a guida statunitense Cerence di chiudere la sede torinese coinvolge 53 dipendenti per ridurre i costi. Professionisti impegnati su progetti condivisi con colleghi sparsi fra Stati Uniti, Canada, India, Cina, Giappone e altri Paesi europei, riguardanti le tecnologie di Text-to-Speech (TTS) e NLU (Natural Language Understanding) nell’ambito delle nuove tecnologie basate sull’Intelligenza artificiale e in collaborazione strategica con quasi tutte le principali case automobilistiche. Per chiarire meglio la situazione, il presidente Pierino Crema ha invitato, questa mattina, i sindacati della sede torinese dell’azienda per un confronto a Palazzo Civico, durante una seduta della commissione Lavoro. Prima di salire, i componenti della delegazione, accompagnati da una buona parte dei lavoratori interessati dal provvedimento, hanno brevemente occupato una parte della piazza antistante il Comune per richiamare l’attenzione sulla situazione che stanno vivendo. In Sala Orologio, Ivan Corvasce per la Cgil e Anna De Bella per la Cisl, insieme ai tre RSU Laura Ricotti, Davide Bonardo e Skjalg Lepsoy, hanno sostanzialmente confermato le preoccupazioni già evidenziate in altre occasioni. Non solo, ovviamente, per il futuro dei lavoratori coinvolti dal licenziamento ma, anche, per le ricadute negative che possono riverberarsi sul territorio a fronte della volontà delle istituzioni di rendere Torino e il Piemonte un punto di riferimento per l’intelligenza artificiale in Italia. Da parte sua, sia la vicesindaca Michela Favaro che il presidente Crema, oltre a tutti i consiglieri, hanno ribadito la piena solidarietà e il sostegno ai lavoratori della sede torinese di Cerence e confermato la volontà di confrontarsi con gli altri enti istituzionali locali per trovare un terreno comune che permetta aprire un dialogare con l’azienda statunitense.
Marcello Longhin
