C’è un campo di battaglia, a Torino, incruento ma non per questo meno difficile. È quello rappresentato da 80 residenze per anziani, 8 ospedali pubblici, 10 cliniche private, 4 hospice e altrettanti presìdi no profit, ai quali si aggiunge una pluralità di altre situazioni dove dolore e disagio richiedono conforto: e su questo campo di battaglia agisce la Pastorale della Salute della Diocesi di Torino.
Nel corso di una riunione della commissione Servizi sociali, presieduta da Vincenzo Camarda, sono stati don Paolo Fini e Ivan Raimondi a riassumere la natura e il significato di questo lavoro solidale, paziente e delicato che tocca terreni profondi, quelli della sofferenza, del timore e della solitudine. La Pastorale, è stato spiegato, “rappresenta la presenza e l’azione della Chiesa per recare la luce e la grazia del Signore ma è aperta a tutti coloro che soffrono per motivi di salute nel corpo e nella psiche, comprese le famiglie, i caregiver, gli operatori sanitari e sociosanitari e il Terzo settore nell’ambito della Sanità”.
Da fare, ce n’è tanto: dall’assistenza spirituale a malati e morenti, nonché ai loro familiari, al supporto psicologico per chi si trova in situazioni di disabilità, contribuendo all’umanizzazione delle strutture sanitarie e dei servizi socio-sanitari, in struttura come sul territorio. Ma non basta: la Pastorale della Salute fa parte integrante di un’Area della carità e dell’azione sociale, istituita dal cardinale Roberto Repole un paio d’anni fa, che vede anche la partecipazione di Caritas diocesana, Pastorale Migranti, Pastorale Sociale e del Lavoro.

Un altro aspetto importante delle attività della Pastorale della Salute è l’attività di formazione permanente per assistenti spirituali e religiosi di ospedali e RSA, l’organizzazione di convegni e seminari per operatori sanitari e volontari, così come nelle scuole. La Pastorale si muove secondo una visione globale dell’essere umano che parta dal suo essere persona, respingendo approcci “settorializzati”, circoscritti a single problematiche economiche, lavorative o di salute: conseguentemente, tende a operare in modo coordinato con tutte le altre strutture ecclesiastiche, comprese le parrocchie.
Anche la collaborazione con le istituzioni e con il tessuto associativo, è un cardine della Pastorale, che intende creare sinergie per la promozione di progetti di prossimità solidale, sulla base delle diverse comunità, come i quartieri. Una cultura dell’Agorà, come è stata definita, un metodo di lavoro sociale partecipativo che “vada a scuola dalla realtà”.
(C.R.)
