La “politica estera” di Palazzo Civico

Tashkent, Uzbekistan, 2200 anni di storia e un impianto urbanistico moderno: uno dei nuovi assi delle relazioni internazionali di Torino (foto Wikipedia - Muso1996)

Certamente, la politica estera spetta agli Stati e in particolare ai loro governi, ma anche gli Enti locali hanno corpose e ramificate relazioni con i loro omologhi di altri Paesi. E’ certamente così per la Città di Torino, la quale da decenni, dopo i primi gemellaggi con la francese Chambéry e la lussemburghese Esch-sur-Alzette – risalenti agli anni Cinquanta del secolo scorso – ha intessuto una fitta rete di rapporti, accordi, intese ed ulteriori gemellaggi. Non solo con città europee, ma di ogni continente, dalle africane Khourigba (Marocco) e Louga (Senegal) alle asiatiche Shenyang (Cina) e Nagoya (Giappone), con una buona rappresentanza delle due parti del continente americano, come la brasiliana Salvador de Bahia o la statunitense Detroit. Sono in totale quasi una quarantina, esattamente 39, le città più o meno grandi con le quali Torino ha suggellato gemellaggi o comunque stipulato accordi e documenti di intesa, senza contare molte altri con le quali si svolgono collaborazioni anche in assenza di formali accordi, come nel caso di Barcellona e Saragozza in Spagna, di Daloa in Costa d’Avorio o della cinese Chengdu.

Amministratori di Torino e Chambery nella Sala dei Marmi di Palazzo Civico, al termine di una visita istituzionale (2022, foto Redazione Web)

Il sindaco Stefano Lo Russo ne ha riferito oggi, nel quadro di una riunione della Conferenza dei capigruppo coordinata dalla presidente Maria Grazia Grippo, soffermandosi soprattutto sugli accordi siglati o rinnovati nel corso dell’ultimo biennio: Betlemme (Territori Palestinesi), Gwangju (Corea del Sud), le già citate Louga e Khourigba (dalla cui regione provengono gran parte dei torinesi di origine marocchina), Leopoli (l’ucraina Lviv) e la capoverdiana Praia. Ed  infine Tashkent, metropoli dell’Asia centrale che conta più di 2200 anni di storia,  oggi capitale dell’Uzbekistan, con tre milioni di abitanti e una forte industria automobilistica (UAZ) che prevede di arrivare a costruire un milione di veicoli nel 2030, più che raddoppiando l’attuale produzione. Una grossa opportunità per  il comparto automotive dell’area torinese, con 120 aziende già interessate a stringere rapporti. Senza parlare delle missioni svolte in realtà finanziariamente ed energeticamente sempre più rilevanti come Doha, la capitale del Qatar, o l’azerbaigiana Baku, così come senza dimenticare la prossima partecipazione di Torino e dell’Anci alla Conferenza internazionale per la ricostruzione dell’Ucraina.

La stazione ferroviaria di Khourigba. Dalla regione di questa città mineraria provengono la maggior parte dei torinesi di origine marocchina (foto Wikimedia Commons – Mushroom’s Journeys By Safaâ)

La nostra città è inoltre rappresentata nel comitato direttivo dell’articolazione riservata alle amministrazioni locali nel quadro dell’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE – OECD) e partecipa alla rete internazionale formatasi intorno alla Fondazione Bloomberg Philanthropies, fondata dal finanziere Mike Bloomberg, ex sindaco di New York City, che ha tra i suoi scopi l’empowerment progettuale delle città, anche nel campo dell’urbanistica, una mission alla quale destina più di due miliardi di dollari.

Oggi, ha spiegato Lo Russo, il gemellaggio non è più il punto di partenza per avviare relazioni economiche e culturali, ma è l’intensificarsi e il consolidarsi nel tempo di quelle relazioni che ne costituisce i prodromi. Perché quella che possiamo sbrigativamente definire la politica estera di Palazzo Civico si basa sull’apporto del sistema torinese nel suo insieme, in stretto rapporto con Università e Politecnico (quest’ultimo ha avviato proprio a Tashkent un frequentato hub accademico) e con le associazioni del mondo economico e produttivo.

In autunno, ha anticipato il primo cittadino, l’attenzione sarà focalizzata sull’Argentina: un Paese dove le persone di origine piemontese rappresentano una bella fetta di una popolazione che è in gran parte di discendenza italiana. Torino ha suggellato gemellaggi con Cordoba (1986) e Rosario (2011), rispettivamente seconda e terza città del Paese latinoamericano dopo la capitale Buenos Aires.

Nel corso della riunione è stata anche esaminata e liberata per l’aula una proposta di mozione presentata da Ivana Garione sulla campagna per il  rafforzamento e la democratizzazione delle Nazioni Unite e l’adesione al Coordinamento enti Locali per la Pace. Inoltre, a seguito del relativo documento che venne approvato in Sala Rossa su proposta Simone Fissolo, il sindaco ha assicurato la piena e costante collaborazione con i 47 tra Consolati generali e consoli onorari  di altrettanti Paesi presenti in città.

In coda alla riunione, anche in presenza della VI commissione ambiente presieduta da Amalia Santiangeli, un documento presentato da Silvio Viale, che arriverà al voto in aula dopo ulteriori approfondimenti, sulla discussa questione della ripresa della produzione di energia nucleare in Italia, dopo l’interruzione seguita ai risultati del referendum popolare del novembre 1987, ribaditi dall’esito referendario del 2011. Il documento propugna inoltre l’assegnazione al territorio piemontese del deposito nazionale  dei rifiuti radioattivi.

Claudio Raffaelli