L’automotive locale fra crisi, produzione e mercato

Mentre le Olimpiadi in corso di svolgimento a Milano ci riportano con la memoria indietro di vent’anni, alla Torino del cambiamento e del futuro post industriale, ancora tutto da costruire, questa mattina in Terza commissione si è tornato a parlare di auto, della sua produzione, della filiera e dell’indotto che tanto hanno rappresentato per la nostra città. Su invito del presidente Pierino Crema, a Palazzo Civico sono intervenuti: Gianmarco Giorda, direttore generale dell’Associazione nazionale Filiera industria automobilistica (ANFIA) e Patrizia Paglia, membro del Consiglio di Presidenza #ANFIA e del Consiglio di Presidenza Confindustria Piemonte con delega automotive. All’ordine del giorno: un articolato e dettagliato resoconto della situazione attuale del settore, con uno sguardo al mercato e uno alla produzione, provando ad immaginare le ricadute sul territorio e le imprese locali. Partendo da un dato oggettivo, la crisi in corso, Giorda ha spiegato come vi concorrano tre elementi: la contrazione della domanda, e quindi del mercato; la mancata transizione ecologica; la concorrenza cinese.

In Europa, negli ultimi sei anni si sono prodotti quasi 4 milioni di veicoli in meno e sono 3 milioni i veicoli venduti in meno. Dati che ovviamente si riverberano anche sul nostro Paese e sulla produzione di Mirafiori, sprofondata dalle 85mila unità prodotte nel 2023 alle 25mila del 2024 e alle 31.180 del 2025. Adesso si spera nella ripresa e si punta alle 26mila unità da produrre quest’anno. Ma servirebbe la produzione di un altro modello, oltre alla 500 ibrida già in produzione. Un mercato in crisi, ha affermato Giorda, anche a causa della mancata transizione ecologica che si declina attraverso la necessità di ampliare gli orizzonti della politica, in chiave decisionale e di prospettiva. Per ottenere la neutralità tecnologica serve aumentare la considerazione verso i carburanti rinnovabili e introdurre una nuova categoria di veicoli alimentati esclusivamente da Carbon Neutral Fuel (CNF), da equiparare ai veicoli elettrici (BEV) e a idrogeno (FCEV), tema già centrale nel dibattito sulla neutralità tecnologica nell’Unione Europea. E arriviamo alla Cina. La quota di mercato complessiva dei produttori esteri in Cina è stata erosa dai marchi locali, specialmente tra i consumatori giovani e tecnologicamente orientati, attratti da funzionalità intelligenti avanzate. Nel 2024 l’Europa ha importato dalla Cina 410.000 auto elettriche a batteria. Una BEV su cinque venduta in Europa è prodotta in Cina. La quota di mercato delle BEV prodotte in Cina è aumentata da circa il 3% a circa il 22% negli ultimi quattro anni. Questo nonostante nel 2024 siano aumentati i dazi sulle auto elettriche cinesi (dal 18% a 35,3%). E veniamo alle prospettive per il prossimo biennio per le imprese locali. Ne ha parlato Patrizia Paglia sottolineando come la principale incertezza sia legata ai cambiamenti imprevedibili nelle strategie europee mentre cresce la richiesta di qualità in un mercato altamente competitivo. Le imprese si trovano a dovere bilanciare l’innovazione tecnologica con il contenimento dei costi all’interno di un mercato sempre più aggressivo, dal punto0 di vista della concorrenza. In un contesto complessivo in cui le aziende #automotive devono investire in formazione e salari nonostante la difficoltà ad ammortizzare i costi, con bassi volumi produttivi e l’incertezza sull’orientamento futuro della produzione. Alcune aziende si ridimensionano o delocalizzano, altre più grandi puntano su economie di scala e partnership internazionali. Ma la speranza, passa attraverso la ripresa della produzione a Mirafiori, che potrebbe garantire stabilità produttiva e lavoro lungo tutta la filiera industriale locale. Torino possiede già competenze tecniche ed eccellenze in progettazione, meccanica avanzata, elettronica e ricerca applicata. Un eventuale aiuto da politiche di rottamazione agevolata e incentivi europei, verrebbe stimolata la domanda e calerebbe l’età media dei veicoli (con vantaggi anche per l’ambiente). Per Paglia tutte strategie di investimenti e rilancio che potrebbero trasformare le sfide in opportunità concrete per il territorio.

Marcello Longhin