Non sarà a breve termine, ma la realizzazione della futura Città della Salute porterà con sé l’esigenza di ripensare gli immensi spazi oggi occupati dal complesso ospedaliero delle Molinette. Esigenza che potrà rappresentare un’opportunità e non un problema. Ma per questo, occorre che sin d’ora i diversi attori istituzionali a vario titolo interessati (a partire da Regione e Università proprietarie dell’area, nonché il Comune con le sue facoltà di regolamentazione in tema di urbanistica) si coordinino individuando percorsi progettuali che possano evitare tempi vuoti al momento della dismissione del gigantesco complesso edilizio in riva al Po.
Lo hanno sostenuto oggi le autrici del volume “Progettare la città possibile. Strategie e scenari per la trasformazione delle Molinette”, nel corso di un incontro con le commissioni Urbanistica e Sanità (presiedute rispettivamente da Tony Ledda e Vincenzo Camarda) al quale ha preso parte anche il professor Giovanni Durbiano del Politecnico torinese. Il libro, le cui autrici sono le architetto Federica Joe Gardella e Luciana Mastrolia, scaturisce da due anni di ricerche – con due laboratori di progetto e tre tesi di laurea magistrale – coordinate dal professor Durbiano. Un lavoro inteso a delineare, partendo dall’analisi dell’esistente, degli scenari tra loro alternativi che possano contribuire a orientare per tempo quelle che saranno le scelte di domani, tra le varie opzioni sulle nuove funzioni universitarie, sanitarie, di ricerca e incubazione d’impresa, produttive o residenziali, con varie soluzioni di mix.
Parlare delle Molinette significa prendere in considerazione un comprensorio, racchiuso da un muro di cinta, che sul solo lato che guarda verso il Po è lungo 500 metri e che si affaccia sui corsi Maroncelli e Spezia, oltre che su via Genova. Un insieme architettonico realizzato quasi un secolo fa – l’inaugurazione ebbe luogo nel novembre del 1935 – su progetto di Eugenio Mollino. Come tale, è sottoposto al vincolo della Soprintendenza ai Beni Architettonici: ma non nella sua interezza, poiché nei decenni successivi all’originario progetto (che comprendeva nell’ambito della cinta muraria anche ampi spazi vuoti, in gran parte allestiti a verde) si sono aggiunte quelle che in linguaggio tecnico si definiscono superfetazioni. Si tratta di edifici, padiglioni, strutture che hanno eroso gli originari spazi verdi interni al perimetro. Opere realizzate senza un piano unitario, rispondendo talvolta a logiche emergenziali, prive di particolare valore architettonico e pertanto non sottopostoeai relativi vincoli. Vincolato è invece il complesso articolato su padiglioni disposti lungo due assi costituiti da ampie gallerie, una parallela a corso Bramante e una ad essa trasversale.
Molteplici, pertanto, i temi sviscerati nel libro-ricerca e riassunti sinteticamente in commissione: a partire da un tema solo apparentemente marginale, quello del muro di recinzione, parte del nucleo originario e perciò vincolato, che separa il compound sanitario dal quartiere circostante e dalla sponda, uno strappo che un domani occorrerà ricucire nelle forme più adeguate. Il nucleo centrale delle Molinette, con la sua struttura a padiglioni e gallerie, potrebbe ad esempio vedere queste ultime convertite in spazi di servizi. Centrale anche il tema della futura connessione con la sponda del Po, ad esempio con un sistema di terrazzamenti e passerelle pedonali.
Tutti temi che, come è stato sottolineato, introducono a scenari variabili: come quello che sarebbe determinato dall’assenza di una regia pubblica unitaria, con una prevalenza del mercato e della valorizzazione immobiliare. Prospettiva, questa, che secondo i tre esperti, condurrebbe a un poco auspicabile mix che vedrebbe le aree più appetibili convertite in residenze prestigiose e quelle meno di valore abbandonate al degrado. Ma ci sono direzioni alternative da prendere, come quella verso un’infrastruttura pubblica integrata, con residenze assistite (RSA) e per studenti, , cohousing e funzioni sanitarie “leggere”. Oppure, la direzione – definita di complessità gestionale elevata- potrebbe essere quella verso la trasformazione dell’area in un campus ad alta tecnologia, con forte attrattività nei confronti di investimenti e partnership industriali.
Scelte che competeranno ai decisori istituzionali, dipendendo anche da risorse disponibili. In ogni caso, scelte che secondo Durbiano, Gardella e Mastrolia, vanno discusse, concordate e adottate in tempo utile per intervenire tempestivamente una volta dismesso il complesso ospedaliero qual è oggi.
(Claudio Raffaelli)
Nell’immagine: una delle ipotesi per una futura ricomposizione dell’attuale complesso ospedaliero delle Molinette, delimitato dai corsi Bramante, Dogliotti e Spezia, oltre che dalle vie Genova e Cherasco.
(illustrazione tratta dalla presentazione effettuata oggi in commissione)
