Due sopralluoghi in uno, ieri pomeriggio, per i consiglieri della Quinta commissione. Guidati dalla presidente Lorenza Patriarca si sono addentrati nei locali, di proprietà dell’Università, che ospitano le sale del Museo della frutta e quelle del Museo di antropologia criminale “Cesare Lombroso”, in via Pietro Giuria. La collezione di 1021 “frutti artificiali plastici” opera di Francesco Garnier Valetti viene acquistata nel 1927 da Francesco Scurti, allora direttore della Regia Stazione di Chimica Agraria. Raccoglie gli esemplari di 39 varietà di albicocche, 9 di fichi, 286 di mele, 490 di pere, 67 di pesche, 6 di pesche noci, 20 di prugne, 44 di uva, 50 di patate e un esemplare ciascuno di rapa, di barbabietola, di carota, di pastinaca, di melograno e di mela cotogna. Fra il 1932 e il 1935 la Stazione aumenta il “catalogo” con altri 323 modelli di frutti e ortaggi: sono ancora mele, pere, pesche, uva, susine, fragole, ciliegie, arance, mandarini e limoni, barbabietole da foraggio, funghi e modelli “di putrefazione” di mele. Oggi, il museo comprende 1381 modelli di varietà di frutti e ortaggi, frutti artificiali plastici realizzati nella seconda metà dell’Ottocento, oltre alla ricostruzione delle vicende della Stazione di Chimica Agraria e alla testimonianza del passaggio che ha trasformato la produzione ortofrutticola da artigianale a industriale grazie all’introduzione, ad inizio Novecento di nuovi metodi di coltivazione, conservazione, distribuzione e consumo. Il Museo di Antropologia criminale espone, invece, le collezioni raccolte prevalentemente per gli studi di Cesare Lombroso nella seconda metà dell’Ottocento e i primi del Novecento, composte da preparati anatomici, disegni, fotografie, corpi di reato, produzioni artigianali e artistiche, anche di pregio, realizzate da internati nei manicomi e nelle carceri. Lombroso ha operato in un lasso di tempo che va dal 1859, agli esordi della sua attività, fino al termine della sua carriera. Inaugurata ufficialmente nel 1898, la collezione venne resa pubblica per la prima volta nel 1884, in occasione della mostra di antropologia organizzata nell’esposizione generale di Torino. Una collezione rimasta poi dimenticata per anni prima che, nel 1985, la mostra “La scienza e la colpa. Crimini criminali criminologi: un volto dell’Ottocento” e il conseguente grande successo di pubblico, riportassero l’attenzione sul museo lombrosiano. Il riallestimento definitivo risale al 2009.
MLonghin
