Un serrato dibattito sul Piano socio-sanitario regionale

Da sinistra, Rosatelli, Camarda, Riboldi, Crema e Tuttolomondo durante la riunione in IV commissione

Il Piano socio-sanitario 2025 della Regione Piemonte è stato presentato oggi ai consiglieri e consigliere comunali della IV commissione Sanità e Servizi sociali, presieduta da Vincenzo Camarda. A presentare il documento si è presentato a Palazzo Civico, su invito della commissione, l’assessore regionale alla Sanità Federico Riboldi, il quale ha riassunto a grandi linee i punti qualificanti del corposo documento – 221 pagine – che l’esecutivo regionale vorrebbe approvare definitivamente entro la fine del mese.

Sottolineando come il documento sia frutto di un percorso partecipato che ha visto circa 300 incontri e audizioni con differenti realtà locali, associazioni, categorie e stakeholders, Riboldi ha indicato tra le principali novità del Piano la creazione di tavoli di lavoro sulle diverse patologie, una profonda riorganizzazione della medicina territoriale (con 91 Case di comunità, 27 delle quali a Torino e nella Città metropolitana e 30 Ospedali di comunità), l’introduzione di nuove figure apicali (come il Direttore socio-sanitario nelle ASL) o direttive, come i Responsabili operativi per gli ambienti sanitari, incaricati di curare l’umanizzazione delle strutture e dell’accoglienza.

A questo, si aggiungono obiettivi come il rilancio dell’edilizia sanitaria, l’organizzazione di un Corpo logistico sanitario piemontese (per ottimizzare il trasporto non emergenziale dei malati verso le diverse strutture sanitarie) e l’istituzione di Aggregazioni funzionali territoriali (AFT), con equipe mediche multidisciplinari disponibili 12 ore al giorno. Ancora, la creazione di un nuovo centro unico di prenotazione (CUP) integrato con l’AI e dotato di un centralino con 200 addette e addetti, formati per assistere adeguatamente gli utenti in cerca di prenotazioni,. Riboldi ha poi indicato altri temi, quali l’odontoiatria sociale, l’estensione degli screening per la diagnosi precoce delle patologie, il potenziamento dei servizi relativi alla salute mentale (con un’apposita Consulta regionale). Oltre a questo, prospettate economie sulle spese definite improduttive, come i locali in affitto – da sostituire con strutture già esistenti ma sottoutilizzate – o i farmaci in eccesso. Tutto questo, ha più volte ribadito l’assessore regionale, nel quadro di  una sanità pubblica che collabora con quella privata restando tuttavia in posizione di primato.

Serrato il dibattito seguito alla presentazione da parte dell’assessore regionale. Se il presidente Camarda ha sollevato i temi della tempistica ristretta per l’approvazione del Piano, della fragilità sociale e del riconoscimento professionali di chi lavora in ambito sanitario, l’assessore comunale al Welfare, Jacopo Rosatelli, ha da parte sue fatto notare la carenza, nel documento regionali, di dati statistici e analitici, a partire dalle necessità di personale medico e infermieristico, la cui dotazione oggi insufficiente. Silvio Viale ha segnalato gli scarsi riferimenti alla Legge 194 sull’interruzione volontaria di gravidanza, sollevando anche il tema della fecondazione eterologa assistita, oggi possibile  – in Piemonte – solo in strutture private. Ivana Garione ha espresso preoccupazione per il fatto che troppo spesso i tagli delle spese improduttivi finiscano per diventare riduzione dei servizi erogati, mentre Caterina Greco si è soffermata sul tema della salute mentale e dei provvedimenti sociali che devono supportarla (abitazione, lavoro).

Una vista notturna del Centro Traumatologico Ospedaliero, uno dei capisaldi della sanità torinese

Emanuele Busconi ha invece manifestato apprensione sulla realizzazione delle Case di comunità e sul loro funzionamento, in particolare per la carenza di personale. Su quest’ultimo tema, Riboldi ha ribattuto che è in atto un’inversione di tendenza, con 700 assunzioni effettuate quest’anno (tra le quali 400 infermieri e infermiere) e concorsi già in cantiere per l’anno prossimo. Sul diritto all’aborto, ha precisato che il pieno rispetto del diritto di scelta delle donne può essere accompagnato dal sostegno a chi sceglierebbe l’interruzione volontaria di gravidanza a causa di difficoltà di vario tipo. Riboldi ha poi spiegato come l’orientamento dell’esecutivo regionale sia quello di evitare aziende sanitarie di grandissime dimensioni, che ha definito “elefantiache”.

In una successiva tornata di interventi, Pietro Tuttolomondo ha a sua volta criticato i buoni propositi non suffragati da sufficienti dati, sollevando anche il tema del personale ospedaliero, mentre Anna Borasi  ha toccato il tema  del finanziamento degli obiettivi, anche condivisibili, ribadendo anche come l’utilizzo delle strutture private debba essere considerato a corredo della sanità pubblica.

Ferrante Benedictis ha invece difeso il Piano regionale come strumento di alta programmazione basato sulla centralità della sanità pubblica sottolineando come tutti i dati siano reperibili sul sito della Regione Piemonte la quale, ha ricordato, sta anche facendo investimenti sull’ edilizia sanitaria per 5 miliardi di euro, mentre il centrosinistra, ha accusato, non propone nulla di concreto. Difesa del documento in discussione condivisa anche da Piero Abbruzzese, che lo ha definito coerente e adeguato alle necessità di questo periodo, soffermandosi poi sul tema dei servizi sanitari per l’infanzia. Claudio Cerrato ha invece definito il Piano come una fotografia un po’ sfuocata, con dati generici e priva di sufficienti approfondimenti sui territori: ricordando il tema della scarsità di personale e la necessità di valorizzare chi lavora in ambito sanitario, ha segnalato il rischio che si prospettino linee di intervento che non verranno poi realizzate.

Chiudendo la seduta, il presidente Camarda ha annunciato un prossimo incontri sulle politiche sociali con l’assessore regionale  Maurizio Marrone,

(Claudio Raffaelli)