Piano Socio-sanitario regionale, intervengono le associazioni di categoria

Il Piano Socio-sanitario della Regione Piemonte torna all’attenzione della Quarta Commissione della Città di Torino, presieduta da Vincenzo Camarda (PD).

Nella seduta dell’8 ottobre 2025 sono state audite le associazioni di categoria per un confronto con consigliere e consiglieri comunali e per illustrare le proposte al nuovo Piano Socio-sanitario inviate il 16 settembre 2025 alla Regione Piemonte.

Michele Assandri, presidente di Anaste Piemonte, ha ricordato che nel 2024 era stato siglato un Patto per un nuovo welfare sul triennio 2024-2026 per garantire sostenibilità economica al settore.

Rimangono però criticità – ha sottolineato – legate a una rete sanitaria territoriale troppo frammentata, così come emerge anche da un recente studio dell’Università Bocconi di Milano.

Assandri ha quindi ribadito che in Piemonte la spesa per farmaci e dispositivi medici è mediamente più elevata, così come i tassi di ospedalizzazione, mentre le Asl sono sottodimensionate, con Aziende sanitarie che non raggiungono neanche 400mila abitanti e sette punti nascita che non rispettano gli standard minimi.

Ha anche evidenziato che il 72% degli accessi ai Pronto Soccorso riguarda codici bianchi e verdi, mentre le persone trasportate in ambulanze del 118 nel 25% dei casi sono in codice azzurro, nel 13% in codice verde.

La governance a livello regionale non è coordinata – ha denunciato.

La mancanza di risorse – ha concluso Michele Assandri – non può più essere usata come alibi: servono capacità organizzative e manageriali per rimettere in efficienza il servizio sanitario regionale.

Andrea Frediani di Fenascop Piemonte ha lamentato la mancanza di figure professionali riconosciute, mentre Barbara Daniele, responsabile di Legacoop Sociali Piemonte, ha criticato la mancata puntuale definizione nel Piano Socio-sanitario delle risorse necessarie per finanziare il nuovo sistema integrato. Si parla genericamente di razionalizzazione e risparmi di spesa – ha affermato – senza specificare importi e cronoprogramma degli interventi.

Per Giancarlo D’Errico dell’Anffas serve differenziare la programmazione sanitaria delle persone anziane rispetto a quella delle persone con disabilità e occorre dare un maggiore riconoscimento economico a infermieri, educatori e Oss.

L’assessore al Welfare Jacopo Rosatelli ha ringraziato le associazioni di categoria per la capacità di fare sistema e di porre in discussione punti importanti. Ha quindi ribadito la necessità che il Piano Socio-sanitario dettagli le risorse – sia economiche che professionali – necessarie per raggiungere gli obiettivi previsti. Serve anche chiarezza – ha aggiunto – nella definizione delle strutture di governance.

Nel dibattito in Commissione, Pietro Tuttolomondo (PD) ha auspicato una definizione puntuale degli organici e degli interventi previsti nel Piano regionale, anche alla luce della normativa sulla libera professionale. Serve anche una pianificazione degli accreditamenti – ha affermato – per dare un giusto equilibrio tra Stato e mercato.

Occorre inoltre incrementare il numero di posti convenzionati nelle Rsa – ha evidenziato Pierino Crema (PD) – e incentivare la formazione professionale.

Silvio Viale (+Europa, Radicali Italiani) ha criticato il dilagante “consumismo sanitario”, con troppe prescrizioni e visite non necessarie. Per quanto riguarda gli elevati accessi ai Pronto Soccorso, ha spiegato che spesso il Pronto Soccorso è l’unica soluzione per avere le risposte che non si ottengono dai medici di base senza dover ricorrere a visite private.

Massimiliano Quirico