80° Anniversario della Liberazione. Racconta il partigiano Filiberto Rossi…

L'ex consigliere comunale, Filiberto Rossi

La militanza, la propaganda, i sabotaggi oltre all’approvvigionamento di armi. E poi ancora gli scioperi, l’insurrezione di Torino e, finalmente, la Liberazione della città. Una pagina di storia che ha affidato a cittAgorà “il giovane partigiano” Filiberto Rossi, componente dell’Associazione Consiglieri emeriti di Torino, con un dettagliato racconto autobiografico, inserito in un più ampio contesto storico di vicende cittadine e nazionali. Proprio su iniziativa dell’Associazione e della sua neo presidente Elide Tisi, in occasione degli ottant’anni della Liberazione, si è voluto dar voce ad una delle ultime testimonianze dirette tra coloro che hanno vissuto, in prima persona, i fatti che hanno dato vita alla Resistenza a Torino e in Piemonte, dedicando particolare attenzione al ruolo del movimento operaio con gli scioperi indetti già nel 1944, dei Gruppi di Azione Patriottica e delle Squadre di azione Patriottica. Filiberto Rossi, classe 1928, fiorentino di nascita e torinese di adozione dal 1942, è oggi l’unico ex consigliere partigiano ancora vivente (proprio nella giornata odierna festeggia i suoi 97 anni).

Nel capoluogo sabaudo maturò la convinzione antifascista, subito dopo essere stato assunto, a 15 anni, alla Spa, la fabbrica di corso Ferrucci specializzata nella produzione e manutenzione di mezzi militari. La memoria che ci ha consegnato descrive le modalità di azione di giovani operai all’interno e all’esterno della fabbrica, mentre in città si consumavano persecuzioni, rastrellamenti, fucilazioni e orrori dei quali lo stesso Rossi fu testimone. Ma racconta anche le radici della sua formazione politica, sfociata nell’iscrizione al Partito Comunista, alla base del suo percorso che, nel dopoguerra, lo portò ad essere consigliere in Sala Rossa nel 1970, quindi assessore tra il 1976 e il 1985 e, successivamente presidente della Circoscrizione 5, nella zona nord di Torino. Nel 2015, la Città gli conferì il Sigillo Civico, insieme ad altri ex consiglieri partigiani. Ecco la sua testimonianza.

Come ho iniziato il mio impegno militante

Il primo contatto con l’antifascismo lo ebbi all’inizio del settembre 1943. Avevo 15 anni. il primo settembre fui assunto alla SPA di C.so Ferrucci e ammesso alla Scuola Allievi. Venni a contatto con un gruppo di giovani antifascisti che mi proposero di iniziare con loro una serie di attività di propaganda. Fu così che cominciai a partecipare alle riunioni clandestine nelle quali il compagno Ugo Odasso, un operaio più vecchio di noi ragazzi, ci parlava del comunismo, della dittatura fascista e delle ragioni per le quali bisognava combattere i tedeschi ed i repubblichini di Salò. Al termine di questi incontri ci veniva consegnato il materiale di propaganda da diffondere clandestinamente tra i lavoratori.

Faceva parte di questo gruppo il compagno Rovaretto che si attivava per creare tra i ragazzi della Scuola Allievi un più nutrito gruppo patriottico clandestino che s’impegnasse a svolgere azioni di propaganda contro la guerra, e contro i nazifascisti.

Quel gruppo di ragazzi si trasformò con il tempo in una formazione patriottica combattente che entrò a far parte della “4^ Brigata SAP Evasio Godi”. Gli incontri del gruppo si svolgevano presso l’abitazione di un altro giovane, il compagno, Giovanni Cerchio, in Corso Francia di fronte alla Tesoriera.

In questi periodici incontri si discuteva di cosa fare per organizzare la Resistenza, delle azioni patriottiche da svolgere e degli scioperi per combattere i nazifascisti, per sostenere la lotta delle formazioni partigiane fornendo loro le armi, di come attivare in fabbrica forme diverse di sabotaggio, di come organizzare, con la necessaria cautela, la diffusione del materiale clandestino (il Grido di Spartaco, l’Unità, l’Avanti, Voci dell’Officina del Partito d’Azione, Portolongone, foglio di battaglia degli operai della Fiat Lingotto),per alimentare tra i lavoratori il sostegno alla lotta armata contro i nazifascisti.

Non si trattava di un compito facile, perché occorreva coraggio, determinazione e scelta dei tempi.

Attestato al partigiano garibaldino Rossi Filiberto, consegnato in occasione del 30° Anniversario della Liberazione: “In riconoscimento del suo contributo alla lotta nazionale di Liberazione contro il fascismo e contro il nazismo, nella riaffermazione degli ideali per i quali aspirando a un’Italia profondamente rinnovata, impugnò le armiassieme a tutti gli altri combattenti antifascisti e alla parte migliore del nostro popolo; nel ricordo dei gloriosi caduti della Resistenza e delle vittorie conseguito; nel riaffermato impegno di dare all’Italia, sulla strada tracciata dalla Costituzione, un avvenire di pace, di giustizia, di libertà”.

La propaganda, il sabotaggio e il prelievo delle armi

In questa fase della “Resistenza” utile e necessario fu il compito di diffondere tra i lavoratori il materiale clandestino e di affiggere in fabbrica i fogli clandestini sui piloni dei reparti, negli spogliatoi, nei refettori, nei gabinetti.  Era questo il compito che i ragazzi del gruppo patriottico (me compreso), dovevano svolgere durante la sosta pranzo e durante il lavoro notturno.  Altri giovani operai, avevano il compito di svolgere azioni di sabotaggio alle macchine utensili e ai motori, di reperire le armi per le formazioni partigiane, in particolare quelle della Val di Susa e della Valle di Lanzo.

Voglio ricordare che la SPA di Corso Ferrucci produceva autoblindi, camion e trattori militari. Sabotare i motori, in fase di collaudo, era quindi un compito importante perché non consentiva ai mezzi militari di essere utilizzati. Per fare grippare i motori adoperavamo la polvere di minio. Presso la SPA venivano parcheggiati, per le riparazioni, carri armati e autoblinde. Era un’occasione per intervenire non solo con azioni di sabotaggio alle parti meccaniche, ma anche e soprattutto, per prelevare le armi di bordo. Questo lavoro particolare era svolto da un gruppo patriottico guidato da un giovane e coraggioso compagno, Francesco Taverna, morto nel primo giorno dell’Insurrezione, ucciso nello scontro a fuoco tra i tedeschi e gli operai intervenuti per catturare i tre militari riusciti a fuggire durante l’intervento dei Sappisti, impegnati a disarmare e ad arrestare i componenti del presidio nazifascista di fabbrica.

La repressione, i rastrellamenti e le persecuzioni

Nel gennaio del 1944 facevo già parte del Fronte della Gioventù, fondato da Eugenio Curiel (un giovane docente dell’Università di Padova), dopo l’appello lanciato il primo dicembre del 1943 da Concetto Marchesi (Rettore dell’Università di Padova) che invitava gli studenti, gli Italiani del Nord ed i giovani operai, ad insorgere ed a combattere per cacciare dal Paese i nazisti di Hitler e il ricostituito esercito fascista della Repubblica di Sal , guidato dal generale Graziani.

Nell’estate del 1944 si accentuò la repressione dei fascisti repubblichini della Decima Mas, della Folgore e dei nazisti. Molti compagni furono arrestati e mandati nei campi di concentramento o nel braccio della morte delle  Carceri Nuove.  Si moltiplicarono in città le persecuzioni ed i feroci rastrellamenti nei quartieri popolari e nelle vallate piemontesi. In quelle settimane la polizia fascista (l’OVRA) e le Brigate della Repubblica di Salò scatenarono la loro furia omicida. Le fucilazioni, le torture in Via Asti, le dimostrazioni punitive, come le impiccagioni, si moltiplicarono per ordine netto e tassativo, di Giuseppe Solaro, Segretario Federale del Partito Fascista della Repubblica di Salò . 

Voglio in proposito ricordare il brutale assassinio delle sorelle Arduino e l’impiccagione esemplare del 22 luglio 1944 in Corso Vinzaglio angolo Via Cernaia: 5 Partigiani, già fucilati, furono appesi ad un albero, fra questi vi era Ignazio Vian, l’eroe di Boves, medaglia d’oro al V.M. I fascisti armati costringevano tutti a fermarsi e a guardare. Quella mattina anch’io fui fermato ed obbligato a scendere dal tram n.10 per osservare questo barbaro e crudele atto dei fascisti della Repubblica di Sal .

Un tremendo spettacolo che provocò in me sdegno e furore ed aumentò l’odio e la voglia di combattere.  Fu così che decisi di entrare a far parte della “4^ Brigata SAP Evasio Godi “che già agiva nella SPA e nel I°Settore della Città di Torino (Borgo San Paolo, Cenisia, Cit Turin). Giuseppe Solaro forse pensava che quelle terribili dimostrazioni di Corso Vinzaglio determinassero paura e indifferenza nel popolo torinese.  Non fu così. Fece invece crescere nella gente il rancore, l’odio, la voglia di porre fine a questa intollerabile situazione.

L’iscrizione al Partito Comunista d’Italia

Quei mesi, comunque, furono duri e la repressione provocò molti arresti di compagni ed anche fughe dalla città e dalla fabbrica, per raggiungere in montagna le Formazioni Partigiane. Il compagno Ugo Odasso fu arrestato, De Astis e Cerchio andarono in montagna in una formazione garibaldina.

In quel periodo conobbi anche Gili, un operaio incisore e magazziniere del reparto manutenzione, punto di riferimento del Partito Comunista clandestino. Le narrazioni di Ugo Odasso durante le riunioni in casa di Giovanni Cerchio e l’incontro con Gili, mi portarono ad assumere una decisione importante che ha poi segnato e caratterizzato la mia vita di militante: l’iscrizione al Partito Comunista d’Italia. Era l’ottobre del 1944.  Il compagno Gili diventò il nuovo punto di riferimento dei comunisti clandestini della SPA.  Nel nostro agire avevamo collegamenti esterni. Io, per il gruppo giovanile della SPA, avevo contatti e incontri con il compagno Villa, un giovane operaio della Lancia, responsabile di zona per i gruppi giovanili della “Brigata E. Curiel” del Fronte della Gioventù.

Voglio ricordare alcuni nomi di quei ragazzi, di quei giovani compagni che, come me, iniziarono la loro attività clandestina nel gruppo patriottico, per finire poi con la difesa della fabbrica e con la liberazione di Torino: Aglietti, Cerchio, De Astis, Bosco, Crotti, Rosso, Bruno.

L’importanza degli scioperi

1945, All’indomani della guerra, Filiberto Rossi interviene all’Assemblea operai FIAT SPA sui problemi e le esigenze dei giovani operai.

Grande importanza ebbero, nell’attività clandestina e nelle azioni preparatorie dell’Insurrezione popolare, i frequenti scioperi nelle grandi fabbriche di Torino e del Piemonte, di Milano e di Genova. Il successo degli scioperi del marzo 1944 fu straordinario e fu salutato entusiasticamente da Radio Londra, a nome delle Nazioni Unite, come il più grande movimento di massa mai svoltosi nell’Europa occupata dai nazifascisti.  Scioperarono più di cinquecentomila lavoratori. 

A Torino scioperarono circa centomila lavoratori della Fiat Mirafiori, dell’Aeritalia, della Superga, della Fiat Grandi Motori, delle Acciaierie, delle Ferriere Fiat, del Lingotto, della Ricambi, della Microtecnica, della RIV, della Lancia, della Viberti, della SPA, della Westinghouse, dell’A.T.M.e della Snia Viscosa.

Uno sciopero che rispondeva all’Appello del Comitato Segreto di Agitazione di Piemonte, Lombardia e Liguria, che diceva: 

  • Chiedete che cessino le violenze nazifasciste contro i lavoratori ed i famigliari dei patrioti e contro gli arrestati. Chiedete il rilascio di tutti i carcerati politici, chiedete che non si produca più per la guerra nazifascista ma per i bisogni del nostro popolo. Si ridurranno così i bombardamenti aerei. Manifestate permanentemente la vostra decisione di non permettere il trasporto delle nostre industrie in Germania -.

Voglio ricordare la realizzazione di un particolare sciopero dei lavoratori SPA, preparato dai giovani patrioti e dall’Organizzazione Sindacale clandestina. Si svolse il 15 Febbraio 1944. Il motivo, il carattere e la partecipazione degli scioperanti sono riportate nel testo del telegramma che il comandante della Prima Legione Carabinieri, Console Gaetano Spallone, inviò alla Gestapo e al responsabile della Guardia Nazionale Repubblicana: 

  • Il 16 corrente mese, alle ore 13 circa, 3.000 operai stabilimento SPA di Torino rifiutano di riprendere il lavoro. Pretendono un acconto di lire 1.000 sugli utili aziendali, un’indennità fissa minima settimanale indipendentemente dalle ore lavorative compiute. Maestranze intendono ottenere risposta -.

Si trattò di uno sciopero apparentemente economico, ma in effetti fu un sciopero politico. Il 18 aprile del 1945 si svolse un nuovo grande evento storico: gli scioperi pre-insurrezionali nelle fabbriche del Nord, a Milano, Genova, Torino e in tutto il Piemonte.  Per questo grande evento il Comitato di Sciopero del Piemonte fece diffondere il seguente appello:

  • Operai, Tecnici, Impiegati ! Uniamoci ai lavoratori di Milano e di Genova. Scendiamo compatti in lotta. Scioperiamo contro gli affamatori dei nostri bambini, contro gli oppressori del popolo italiano, per il pane e la libertà. Torino proletaria in piedi ! Domani Sciopero Generale ! -.

L’Insurrezione e la Liberazione di Torino

Dopo questo grande Sciopero Generale, i Partigiani di Montagna, le formazioni SAP (Squadre di Azione Patriottica) e GAP (Gruppi di azione patriottica) di fabbrica e di città si prepararono per la battaglia finale, per restituire la libertà all’Italia, per cacciare i nazisti dal paese e per sconfiggere i fascisti e le Brigate Nere di Graziani. Il Comando Militare del Comitato di Liberazione diede il via all’Insurrezione con questo messaggio cifrato:” Aldo dice 25+1 “.  L’Insurrezione popolare a Torino iniziò verso la sera del 25 Aprile 1945. Riassumo questo importante capitolo sulla Resistenza riportando alcune dichiarazioni chiaramente espresse nella documentata narrazione di Giovanni Roveda a proposito dell’insurrezione di Torino.

Dice Roveda:  – Il 25 Aprile, verso sera, hanno inizio i primi prodromi dell’Insurrezione popolare a Torino; il popolo è in piazza, le gloriose GAP e SAP sono entrate al completo in azione, il Comando Regionale del Corpo Volontari della Libertà ha disposto l’applicazione del piano che permetterà l’arrivo a Torino delle Formazioni necessarie per sconfiggere le forze nazifasciste che, intanto, si sono rinchiuse nei loro fortilizi. Se non fosse intervenuto un malaugurato ordine della missione militare inglese che fermava le colonne dei Volontari della Libertà i quali, secondo le disposizioni dei Comandi Regionali, marciavano verso Torino, tutti i fascisti ed una notevole parte dei tedeschi sarebbero stati presi in trappola. Quella disposizione diede 24 ore di tempo ai nazifascisti, permise loro un piano di ritirata e persino un tentativo di difesa.

Dalla notte del 25 Aprile al mattino del 27 la difesa della città, di tutti i servizi ed edifici pubblici, nonché di tutte le fabbriche era stata esclusivamente fatta dalle GAP e dalle SAP e dagli operai che, con armi rudimentali, seppero difendere gli edifici pubblici, i pubblici servizi e tutte le fabbriche.

E’ questa una pagina gloriosa per i Sappisti ed i Gappisti e per tutti i lavoratori torinesi che parteciparono a quella epica ed ineguale lotta conclusasi con una schiacciante vittoria dei nostri contro le potenti armi dei nazifascisti.

La Lancia e la SPA sono state attaccate dai nazifascisti, nella notte tra il 26 e il 27 Aprile, con potenti formazioni armate, uscite dai loro fortilizi con carri armati ed autoblinde. Loro obiettivo era distruggere quelle due fabbriche e far pagare con la vita ai lavoratori che le difendevano il loro ardire.

La Resistenza degli operai fu magnifica, i carri armati nulla potettero contro quei lavoratori che scagliavano sugli attaccanti tutto ciò che potevano. I Sappisti ed i Gappisti presero alle spalle i nazifascisti che, dopo parecchie ore di combattimento, furono costretti a ritirarsi in disordine. La prima grande battaglia dell’insurrezione popolare era stata vinta direttamente dai lavoratori in unione ai Sappisti e ai Gappisti.

Il mancato arrivo in città delle forze partigiane, al mattino del 26, aveva alquanto scompaginato i nostri piani, ma non affievolito lo slancio dell’Insurrezione che andava anzi diventando di ora in ora più completa, malgrado inevitabili contrattempi e non meno inevitabili perdite di contatto.

Dal mattino del 26 aprile tutto è fermo, i tram non circolano, i negozi sono chiusi, ci sono non lievi difficoltà a muoversi perché il nemico spara dai suoi fortilizi…

Il 27 Aprile la città è tutta occupata dai partigiani, le fabbriche sono saldamente tenute dagli operai………… in quella giornata gli spari sono molti, si spara un po’ dappertutto, dai nostri e dai nemici in ritirata, incomincia il cecchinaggio che si protrarrà a Torino per oltre 10 giorni………………… Torino è salva………… La città non tardò a riprendere la sua vita normale, la mattina del 29 i tram cominciarono a circolare ……………

Sulla SPA difesa e salvata dalla” 4^ Brigata SAP Evasio Godi”, dai GAP e dagli operai che si unirono ai Sappisti, ai Gappisti ed ai Partigiani è stato detto tutto da Giovanni Roveda, nella sua ricostruzione degli eventi.

Non aggiungo altro, ma sicuramente merita una citazione particolare l’iniziativa assunta da un gruppo di operai i quali, mentre ancora si combatteva per respingere i forsennati e violenti attacchi dei nazifascisti, si adoperavano per riattivare un’autoblindo e per saldare, alle spalliere di un camion, delle  lastre di ferro per blindare questo automezzo che, con l’autoblindo riattivata, doveva trasportare le squadre SAP e GAP alle Carceri Nuove, per liberare i prigionieri rinchiusi nel Braccio della morte. Concludo questa mia testimonianza per sottolineare, con legittimo orgoglio, il grande contributo

dato alla Resistenza e alla Liberazione di Torino dai lavoratori della SPA, dai giovani patrioti della Scuola Allievi, compreso il sottoscritto, dalle SAP e dai GAP aziendali.  La lapide situata nella palazzina di Corso Ferrucci 122 porta incisi i nomi dei 54 caduti nella difesa della fabbrica, nella lotta partigiana e nei campi di concentramento.

Filiberto Rossi

Consigliere Emerito del Comune di Torino