“Seeing Auschwitz”, immagini che aiutano a spiegare l’indicibile

Sarà visitabile gratuitamente sino al 31 marzo, presso l’Archivio di Stato di piazzetta Mollino – a fianco del Teatro Regio – la mostra fotografica “Seeing Auschwitz”. Promossa da Comunità Ebraica di Torino, Fondazione Gaetano Salvemini e Ambasciata di Polonia in Italia, oltre che dallo stesso Archivio di Stato, la mostra offre un impressionante quanto insolito panorama di quell’abisso nero nella storia dell’umanità rappresentato dal più spaventoso dei campi di sterminio nazisti, quello i Auschwitz-Birkenau, oggi Oswiecim, in Polonia.

Sono in gran parte fotografie scattate dagli stessi aguzzini, le SS, che mostrano le colonne di ebrei scesi dal treno e avviati verso il tragico triage che individuava gli elementi da sopprimere subito, così come illustrano momenti di relax e persino allegri cori da parte dei nazisti che gestivano il lager. Non mancano i ritratti in stile foto segnaletica di persone recluse nel campo. Fotografie ritrovate in una sacca all’indomani della liberazione del campo da parte delle truppe sovietiche. Un fatto abbastanza eccezionale, perché i materiali fotografici, così come i documenti, venivano abitualmente distrutti all’approssimarsi del nemico con conseguente fuga dal campo.

Una delle istantanee in mostra all’Archivio di Stato: ebrei ungheresi arrivano ad Auschwitz, avviati allo sterminio

Altri scatti esposti, quelli effettuati nei giorni successivi alla liberazione. Struggenti, poi, le fotografie rinvenute tra gli effetti personali sequestrati ai prigioniere, momenti di intimità familiare, ritratti di persone care, l’eco di un mondo distrutto. Tuttavia, ancor più significative e impressionanti sono le poche istantanee realizzate, con gravi rischi, da alcuni degli stessi prigionieri, utilizzando una macchina fotografica avventurosamente introdotta nel campo dalla resistenza polacca.

Con lo stesso canale si riuscì a far pervenire all’esterno la pellicola, le cui immagini, in particolare, mostrano file di donne prigioniere, umiliate e denudate, in procinto di essere stipate nei cameroni che sarebbero poi stati intrisi di gas Zyklon B, lo strumento usato per sterminare milioni di ebrei catturati ai quattro angoli d’Europa.

La mostra (che era stata realizzata nel 75° anniversario della liberazione di Auschwitz, su iniziativa delle Nazioni Uniti e dell’Unesco) è stata presentata durante una riunione congiunta della commissione Intolleranza e Razzismo con la commissione Cultura, presenti i due rispettivi presidenti Abdullahi Ahmed e Lorenza Patriarca, oltre all’assessora Rosanna Purchia. A illustrare l’esposizione fotografica sono stati Dario Disegni, presidente della Comunità Ebraica di Torino, la curatrice della versione italiana Victoria Musiolek (Fondazione Salvemini) e Stefano Benedetto, direttore dell’Archivio di Stato. Trattative sono in corso con Milano e Roma, è stato spiegato, ma al momento quella nella città che fu di Primo Levi potrebbe essere l’unica tappa italiana di un mostra nella quale, come è stato detto nel corso della presentazione, le immagini che aiutano a spiegare l’impossibile a dirsi.

Claudio Raffaelli