Ha compiuto cinque anni la cerimonia del Rito laico all’interno del Giardino parlante dell’Ospedale Mauriziano. Gesto simbolico nato nel 2020, all’indomani della tragedia provocata dal Covid19, per accogliere la crescente richiesta dei familiari delle vittime della pandemia di avere un momento in cui piangere i propri cari. La risposta dell’ospedale fu quella di istituire un momento di ricordo all’interno di una piccola area verde interna alla struttura. Da un’idea dell’infermiere professionale Pino Fiumanò, raccolta dai responsabili dell’azienda sanitaria, il 2 luglio di quell’anno, per ricordare i quasi 200 morti nell’ospedale fra marzo e maggio, familiari e sanitari conclusero quell’incontro piantando, tutti insieme, un ulivo, simbolo di speranza e di rinascita. Una cerimonia ripetuta ieri pomeriggio, con le testimonianze dei familiari e del personale dell’ospedale che hanno permesso di riavvolgere il nastro della memoria, onorare le vittime e celebrare la vita. Per la direttrice generale dell’Ospedale, Franca dall’Occo, un momento toccante e un’occasione per confrontarsi in un luogo simbolico della memoria e dell’impegno collettivo.

Un appuntamento irrinunciabile, invece, per la presidente del Consiglio comunale Maria Grazia Grippo. Presente alla cerimonia in rappresentanza del Comune, definisce il Giardino parlante uno spazio aperto verso la città, di condivisione e socializzazione, mentre il Rito laico, soprattutto per volontà degli organizzatori, rappresenta piuttosto un ponte verso le istituzioni, con l’obiettivo possibile di coprogettare eventi e manifestazioni. La cerimonia di ieri si è conclusa, come negli anni precedenti, con tutti i presenti che hanno “innaffiato“ l’ulivo prendendo, con le mani, dell’acqua da una grande brocca posta al centro del giardino.
Marcello Longhin
