Swap Party, incontri per promuovere il riuso dei vestiti

La presidente di Swap Party Torino, Beatrice Rosina, con il responsabile per la comunicazione Pier Francesco Lovera
La crescente produzione e vendita di capi di abbigliamento di scarsa qualità e soprattutto non durevoli è un tema ambientale non secondario. Si tratta di produzioni che richiedono un largo consumo di acqua, con rilevanti emissioni di CO² e grandi masse di rifiuti dovute al rapido abbandono dei capi acquistati. Nel corso di una riunione congiunta della V commissione Cultura con la VI Ambiente, i promotori del progetto Swap Party hanno presentato le loro attività, che da cinque anni consistono nell’organizzare incontri per lo scambio degli abiti usati. Nato come gruppo spontaneo cinque anni fa, dal marzo scorso costituitosi formalmente in associazione, Swap Party Italia ha finora promosso 80 eventi. Solo quest’anno, hanno spiegato i responsabili dell’associazione, a Torino, vi hanno preso parte tremila persone con un bilancio finale di 12.000 capi di abbigliamenti riutilizzati tramite scambi tra i partecipanti, con altri 3mila donati a varie realtà sociali e associative. Pier Francesco Lovera, portavoce di Swap Party nell’incontro con i consiglieri e consigliere comunali, ha sottolineato come le attività dell’associazione siano volte non soltanto a contribuire al riuso dei capi d’abbigliamento, alleggerendone l’impatto ambientale, ma anche a realizzare attività di comunità che gettino le basi per un cambiamento delle abitudini di consumo. Con il varo di Swap Party Italia, poi, l’intenzione è quella di estendere l’iniziativa in altre città italiane.

Gli appuntamenti di Swap Party, promossi in gran parte tramite Instagram (swappartyto) e un apposito canale WhatsApp (SwappartyTorino) sono gratuiti e aperti a tutte le persone che desiderano scambiare i loro abiti usati (tutti previamente controllati dagli organizzatori, per verificarne le buone condizioni). I partecipanti oscillano tra le 150 e le 400 persone, ha spiegato Lovera, accompagnato dalla presidente di Swap Party, Beatrice Rosina: l’intenzione, da qui all’estate del 2006, è quella di rendere più regolari gli appuntamenti, con un evento presso Off Topic l’ultimo sabato del mese e iniziative itineranti nei diversi quartieri il primo o secondo sabato.
Swap Party sta anche lavorando su quelli che sono stati definiti “sottoprogetti”: si tratta di SwapLab, laboratori educativi per l’autoriparazione dei propri capi di vestiario, Swap4All, inteso a raccogliere donazioni da privati e aziende per finanziare le attività e infine SwapBack, una proposta di sponsorship etica rivolta ad aziende che operano nel campo della moda con attenzione per la sostenibilità ambientale e i temi etici legati alla produzione. Nessuna ostilità verso l’industria dell’abbigliamento, ha rimarcato Macchio, ma un impegno verso una diversa visione sul tema del vestiario e in particolare della sua qualità e produzione, unitamente al lavoro per promuovere tra i consumatori, a partire dai giovani, nuove consapevolezze e nuove abitudini.
Forte interesse per l’iniziativa è stato manifestato da vari consiglieri e consigliere intervenuti nel corso dei lavori: oltre alle presidenti delle due commissioni, Lorenza Patriarca e Amalia Santiangeli, sono intervenuti Pierlucio Firrao (che aveva richiesto l’audizione dell’associazione), Luca Pidello, Tiziana Ciampolini, Sara Diena, Valentino Magazzù e Silvio Viale.
(C.R.)